Da Wojtyla a Kennedy, il discorso più duro. L'America è tornata (ma ci chiede sacrifici)

"Sleepy Joe" fa il duro e si rivolge ai russi: "Non siete i nemici". Le citazioni dal Papa polacco a Kierkegaard, con la stoccata su Tienanmen. La sfida sul gas russo e i costi a nostro carico

Da Wojtyla a Kennedy, il discorso più duro. L'America è tornata (ma ci chiede sacrifici)

Il confine è segnato, netto, profondo, senza lasciare spazio al compromesso. È un solco destinato a restare, perché ci vorrà tempo prima che questa storia trovi una soluzione. «Questa non è una battaglia che si vincerà nel giro di pochi giorni o mesi, dobbiamo prepararci al fatto che durerà a lungo». John Biden parla dalla frontiera dell'Occidente, nel Palazzo Reale distrutto dai nazisti nel 1944, in una Varsavia che sente il respiro di Putin troppo vicino e invoca più di qualsiasi altro la presenza degli Stati Uniti. La risposta arriva da un Biden che quasi non ti aspetti, perché va giù duro, parlando di tiranni e democrazie, citando i santi e scomodando Dio.

«Non abbiate paura». Biden apre e chiude con le parole di Karol Wojtyla, il Papa di Solidarnosh, che cambia la storia e segna il destino della guerra fredda. «Non abbiate paura» sono le parole con cui Giovanni Paolo II battezza il suo pontificato. Era il 22 ottobre del 1978 e in una San Pietro stracolma di fedeli che non sapevano cosa aspettarsi il Papa polacco chiede coraggio a una Chiesa in crisi di identità. Qualcuno interpretò quella frase come un ritorno al mondo, un invito a prendere in mano il proprio destino, un messaggio a chi si aveva perso la speranza della libertà. È da lì che Biden sembra voler ricominciare. È per dire: ci siamo. Ci siamo perché questo è uno scontro di civiltà. È libertà contro oppressione. È l'America che promette all'Europa che non sarà abbandonata. È un «obbligo sacro» come quello di J. F. Kennedy nel 1963, su un'altra frontiera, quella di Berlino, una capitale divisa in due da un muro. «Non date per scontata la democrazia. È stato un lungo percorso. Noi abbiamo ben chiara la differenza tra democrazia e autocrazia. Ucraini e polacchi sono in prima linea per difendere i valori democratici. Noi siamo al vostro fianco».

È il discorso di chi questa volta non prevede il ritiro e avverte tutti che l'America non è in dismissione. Non è in fuga dal mondo. È qui che Putin sta sbagliando la sua scommessa. La sua, non quella della Russia. La sua, non quella del suo popolo. Biden infatti si rivolge direttamente ai russi. «Il popolo russo non è nostro nemico, rifiuto di credere che accettiate l'uccisione di bambini innocenti e nonni o che accettiate i bombardamenti su ospedali, scuole, reparti, asili. Voi non siete questo». Qui Biden va oltre e invoca di fatto il dovere di ribellarsi al tiranno. «Putin non può restare al potere». È uno degli eventi che il capo del Cremlino teme di più. È l'ingerenza occidentale nel suo regno. È il motivo del suo arrocco sempre più diffidente e solitario. Mosca replica, con le parole di Dmitry Peskov, il portavoce: «Non è qualcosa che decide Biden. È solo una scelta dei cittadini russi». Washington chiarisce che non è un invito al colpo di Stato. Non è facile però cancellare quelle parole: «Per l'amor di Dio, quest'uomo non può rimanere al potere».

È il passaggio più delicato del discorso del presidente degli Stati Uniti. È il momento in cui va oltre la pura difesa. Il resto invece è la ricostruzione di un'idea di Occidente, qualcosa che negli ultimi decenni della politica americana stava diventando evanescente, lontano, poco centrale rispetto agli interessi americani. L'Europa stava diventando sempre di più un'appendice, fragile e costosa. «Questo è il banco di prova più importante di tutti i tempi. Il Cremlino vuole dipingere la Nato come una minaccia, ma la Nato è un'alleanza difensiva e non ha mai cercato di indebolire la Russia».

Biden invita però l'Europa a liberarsi della sua dipendenza energetica. Come? Anche qui un'altra promessa. «Noi vi aiuteremo». Bisogna solo capire i costi e non sono affatto scontati.

Tutto questo però senza rinunciare al progetto di un'energia alternativa, perché tra le tante sciagure di questo tempo resta il destino della madre terra.

Quello che è certo è che l'ora dell'Europa è tornata drammatica, improvvisamente al centro delle sorti del mondo.

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