Prodi vola a Berlino e atterra su altre due gaffe

Il capo della Farnesina gela la sinistra radicale: «Più soldati in Afghanistan»

Alessandro M. Caprettini

nostro inviato a Bruxelles

Alle prese con la gelata nei rapporti con gli Usa, nonostante D'Alema abbia cercato ieri di correggere il tiro, Romano Prodi si cautela con la coperta europea. Bruxelles e Parigi, le prime due tappe dell'offensiva che mira a riconquistare un pizzico di credibilità, dopo i commenti negativi sul peso delle sinistre radicali nel suo governo, cui ieri ha fatto seguire Berlino.
E nella capitale tedesca Prodi si è lanciato in un ardito paso doble che ha seminato nuove e non poche perplessità, tanto in Angela Merkel che, in Italia, tra i fini tessitori della nostra diplomazia.
E infatti il presidente del Consiglio, a domanda sullo stato dei rapporti con i tedeschi, minati negli anni scorsi dalle pressioni di Berlino tese a ottenere un seggio permanente nel Consiglio di sicurezza dell'Onu riformato (d'accordo in questo con Brasile, India e Giappone che puntano al medesimo obiettivo) è parso all'improvviso voler rimescolare le nostre carte venendo incontro alla richiesta della Germania. «Una convergenza tra noi e i tedeschi sul delicato dossier della riforma del Consiglio di sicurezza - ha detto infatti - non solo è auspicabile, ma assolutamente possibile».
Non che con ciò si sia acceso automaticamente il verde del semaforo per le aspirazioni tedesche, ma il fatto che Prodi - dopo un lungo faccia a faccia con la Cancelliera - non abbia fatto altro che esaltare la sintonia tra i due Paesi, ha dato la sensazione che con quelle poche parole si siano buttati a mare anni e anni di silenziosa controffensiva, visto che una riforma come quella immaginata da Berlino, di fatto ci taglia fuori da tutte le decisioni di maggior rilievo.
Sarà stata contenta la Merkel, che di un governo italiano pesantemente condizionato dalla sinistra, un po' diffidava. Mentre meno soddisfatta la Cancelliera è parsa davanti a un'altra forzatura di Prodi, indirizzata a rimettere immediatamente sul tappeto i nodi della carta costituzionale della Ue a 25. «Bisogna rilanciare» ha tenuto a far presente il premier, che non del tutto a caso ha citato la «primaria responsabilità» in materia che devono assumersi Francia, Germania e Italia: i tre maggiori tra i Paesi fondatori.
Ma la Merkel qui, pure se con maestria, non l'ha seguito. Certo che è importante riavviare il discorso - gli ha concesso - ma «senza passi affrettati e dando prova di intelligenza. Perché a nessuno si può chiedere troppo...». È parso di capire che la Cancelliera, in linea con quanto intanto vanno sostenendo i suoi all'Europarlamento - non sia disposta a mettere il carro davanti ai buoi, magari legati all'auspicio che un nuovo testo rimpannucciato possa intanto consentire l'ingresso a tutta una serie di altri paesi, tra cui la Turchia, che Berlino esita a volere in compagnia. La Merkel assicura che qualche passo lo muoverà, magari durante il primo semestre 2007 che sarà a guida tedesca (e nel corso del quale ci sarà un vertice straordinario Ue a Berlino per i 50 anni dalla carta di Roma), ma senza alcuna fretta. Vedendo se ne esiste la possibilità.


Riparte Prodi dalla capitale tedesca, soddisfatto di aver detto che il rapporto tra Italia e Germania è «assolutamente fondamentale» e che si può e si deve lavorare assieme. Convinto che anche la Cancelliera lo pensi, vista l’attestazione che gli ha concesso della comunanza dei problemi. Peccato parlasse però di alto deficit e crescita risicata.

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