Caos nella Regione di Zingaretti. Ora spuntano 7 milioni di debiti

Dalla parcella di oltre cinque milioni di euro per due avvocati romani al risarcimento alla società proprietaria di un immobile ora occupato dai movimenti per la casa: ecco i debiti fuori bilancio della Regione Lazio

Caos nella Regione di Zingaretti. Ora spuntano 7 milioni di debiti

Parcelle milionarie per due avvocati, sulle quali ha acceso un faro pure l’anticorruzione regionale, un debito di oltre un milione di euro con la società proprietaria dello stabile occupato di via del Caravaggio a Roma, una condanna al pagamento delle spese legali per la mancata assegnazione dell’assistente alla comunicazione ad un alunno portatore di handicap, il risarcimento degli interessi moratori e delle spese processuali per il mancato pagamento delle fatture ad una cooperativa che si occupa di persone disabili.

Sono alcuni dei debiti fuori bilancio che la giunta guidata dal leader del Pd Nicola Zingaretti ha chiesto di riconoscere come legittimi con due proposte di legge presentate lo scorso dicembre. L’importo totale è da capogiro: quasi sette milioni di euro. Certo, non è la prima volta che la Regione fa ricorso a questo strumento. Nella scorsa legislatura è stato utilizzato già cinque volte. Stavolta però a far discutere è la natura dei debiti che pesano sulle casse dell’ente. A partire dalla parcella dorata spettante a due professionisti romani, l’avvocato Francesco Madeo e il professor Angelo Clarizia.

La vicenda viene spiegata dal responsabile della Prevenzione della Corruzione e Responsabile della Trasparenza della regione Lazio, l’avvocato Rodolfo Murra, in una relazione stilata dopo la richiesta di chiarimenti da parte dei consiglieri di Fratelli d’Italia, Chiara Colosimo e Giancarlo Righini. "Nel marzo 2008 (il solo) avv. Francesco Madeo fu incaricato di difendere la Regione Lazio in un procedimento arbitrale introdotto dall’Università cattolica del Sacro Cuore". "Il procedimento – continua la relazione - fu definito con lodo del 30 marzo 2009 che vedeva la Regione soccombente. La Regione decideva di impugnare per nullità il lodo, affidando l’incarico non più al solo avv. Madeo ma anche (congiuntamente) al Prof. Angelo Clarizia".

Secondo quanto riferito da Murra "il conferimento dell’incarico, ai "minimi di tariffa" è del 29 luglio 2009". "La causa – si legge ancora nel documento - non andava mai a sentenza avendo le parti raggiunto un accordo transattivo, grazie all’intervenuto intervento dello Stato che approvò una norma ad hoc". Nel 2018, però, i due legali chiedono il conto alla Regione. Con una diffida intimano all’ente di pagare 3,4 milioni di euro ciascuno.

L’amministrazione però ignora l’atto e nel febbraio del 2019 i due avvocati fanno ricorso. Il 22 ottobre del 2020 la Corte d’Appello accoglie parzialmente la domanda, condannando l’ente a pagare 2,3 milioni di euro a ciascun avvocato, oltre alle spese legali. L’importo, scrive sempre l’avvocatura, è stato determinato in base alle tariffe forensi calcolate sulla causa patrocinata dai due legali, del valore di circa 312 milioni. È lo stesso Murra, però, a sottolineare il fatto che l'ente, guidato all’epoca da Piero Marrazzo, conferì lo stesso incarico a due professionisti "costringendo l’amministrazione a dover pagare due distinte parcelle per la stessa causa, in luogo di una sola". Un’anomalia che ha portato l’autorità anticorruzione a presentare un esposto alla Corte dei Conti.

Poi c’è il caso dell’Oriental Finance, la Srl a cui la Regione Lazio deve 1.146.897 milioni di euro. Il motivo? L’ente nel 2017 è stato condannato dal Tribunale di Roma a risarcire la società per danni connessi alla restituzione dell’immobile di via del Caravaggio, di proprietà dell’azienda, che fino al novembre del 2011 lo aveva affittato alla Regione Lazio per ospitare degli uffici.

L’edificio, che evidentemente versava in stato di abbandono, è lo stesso che due anni dopo la cessazione del contratto, nel 2013, verrà occupato dai movimenti per la casa. Un’occupazione che dura ancora oggi e che costa alle casse dello Stato circa 3 milioni di euro l’anno. A tanto ammonta il risarcimento che il Viminale deve versare ai proprietari fino a che gli abusivi, circa 350 persone, non verranno sgomberate.

Tra i debiti fuori bilancio ci sono anche i 52mila euro che la Regione deve versare in favore di una cooperativa che si occupa dell’inserimento lavorativo di persone svantaggiate a titolo di interessi moratori per il mancato pagamento di alcune fatture. "Spesso – notano i due consiglieri di Fratelli d’Italia, che hanno approfondito la questione - ci troviamo di fronte a procedure giudiziarie nei confronti di cittadini che, anche avendo ragione, si sono dovuti rivolgere all’autorità giudiziaria per far valere i propri diritti".

È il caso, ad esempio, di una famiglia che è dovuta ricorrere al Tar per ottenere l’assegnazione dell’assistente alla comunicazione, figura riferibile alla regione, per il proprio figlio portatore di handicap. Anche in questo caso l’ente è stato condannato a pagare le spese legali dopo che i giudici hanno accolto il ricorso. Per Chiara Colosimo, consigliere di Fratelli d’Italia, che sulla vicenda ha presentato un’interrogazione al presidente Zingaretti, conoscere "l’iter che ha portato a questi debiti fuori bilancio è fondamentale per verificare se ci sia stata un corretta gestione amministrativa".

Il punto, secondo l’esponente del centrodestra, è che queste spese potevano essere evitate se l’amministrazione fosse stata più oculata. Il rischio, infatti, è che questi sprechi si ripetano in futuro. Sono state tante in questi mesi le vicende controverse che sono sfociate o stanno per approdare nelle aule di tribunale.

Da quella della Biolife di Taranto, che dopo aver mancato una consegna milionaria di camici e tute per l’emergenza Covid ha pure minacciato di pignorare i conti della Regione per il mancato pagamento di una fattura, o quella della Ecotech, che dopo l’annullamento dei contratti milionari sulla fornitura, avvenuta solo in

minima parte delle mascherine ha presentato tre ricorsi al Tar del Lazio.

Insomma, oltre al danno, anche la beffa. Solo che, in questo caso, significa un ulteriore spreco di soldi pubblici.

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