Salva Milano, Sala passa la palla. "Non è resa, tocca al Parlamento"

Il sindaco: "Non abbiamo violato leggi". Bagarre in aula, FdI chiede le dimissioni. Pronta la rosa del Pd per il dopo Bardelli. Ma scatta la protesta di Verdi e Azione

Salva Milano, Sala passa la palla. "Non è resa, tocca al Parlamento"
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«Non so se il Salva Milano sia morto o no, ma d'ora in cui ci metteremo in attesa per capire cosa il Parlamento vorrà fare e lo faremo senza intervenire, non aprirò più bocca sul tema» ha dichiarato ieri in Consiglio comunale il sindaco Beppe Sala, spiegando che «prendere le distanza dal ddl è stato un atto dovuto, ma non è una resa». Anche se la segretaria Pd Elly Schlein l'ha dichiarato «morto» senza se e senza ma. Una seduta movimentata. All'ordine del giorno l'intervento dell'ormai ex assessore alla Casa Guido Bardelli per spiegare le ragioni delle sue dimissioni venerdì scorso, dopo che sono spuntate chat (riferite a quando non era ancora assessore ma avvocato) con Giovanni Oggioni, l'ex dirigente comunale finito ai domiciliari. Strette di mano e abbracci con i colleghi al suo ingresso, standing ovation di sindaco e maggioranza a fine «arringa», ha spiegato di aver lasciato «per la serenità di tutti» ma ha puntualizzato che in un altro atto istruttorio «il Guido citato non ero io» e lascia anche per tutelare i familiari. Tra i legami con gli indagati è stata citata la laurea presa dalla figlia con un membro della Commissione Paesaggio, 16 anni prima. Sala ha premesso che «il wattsapp incriminato non mi ha fatto piacere» ma «non sono tra gli scagliatori della prima pietra, se pubblicassero le chat di tutti noi per un anno di fila ci sarebbero situazioni imbarazzanti. E Bardelli ha lavorato bene». Ribadisce anche che il Comune d'ora in avanti si costituirà parte civile nei singoli casi ma «non ritenevamo di aver violato la legge e non lo riteniamo ancora oggi. Un conto sono i singoli episodi di corruzione che vanno contrastati e sanzionati senza alcuna tolleranza, un altro conto le politiche urbanistiche attuate, secondo noi, legittimamente a Milano che hanno consentito di rigenerare Milano». Scattano contestazioni dagli ambientalisti seduti tra il pubblico. E la seduta è movimentata, lo scontro verbale tra il capogruppo di Fratelli d'Italia Riccardo Truppo, che a ripetizione gli chiede con i colleghi, a voce e con manifesti, le dimissioni per «liberare Milano» portano più volte il sindaco a ribattere nervosamente a Fdi e al pubblico, a interrompere il discorso. «É ora di scardinare il sistema Milano ora di scardinare il sistema Milano, lasciare il posto, chiedete scusa ai milanesi e lasciate amministrare la città a chi avrebbe votato il ddl per salvare l'edilizia già un anno fa» attacca anche il capogruppo della Lega Alessandro Verri. Il capogruppo Fi Luca Bernardo esprime «apprezzamento umano e professionale a Bardelli, non avrei dato le dimissioni al suo posto» ma anche lui chiede un passo indietro al sindaco per «permettere a una nuova giunta di dare certezze alle imprese e alle famiglie che hanno comprato case a rischio. E non può essere discusso in questa situazione il nuovo Piano di governo del territorio». Sala ha annunciato un «lavoro partecipato e senza fretta per il nuovo Pgt».

Intanto, ieri si è riunita a lungo la Commissione Paesaggio nominata nei mesi scorsi anche se alcuni componenti erano già indagati. Per ora non ci sono state dimissioni, la decisione dovrebbe arrivare «entro 10-15 giorni». Si è riunita invece di nuovo ieri sera alle 22.30 la segreteria milanese del Pd per arrivare alla rosa di nomi da presentare oggi a Sala per il dopo Bardelli. Ha già declinata anche l'urbanista Gabriele Pasqui. Tra i politici, in quota i Pd Emanuele Fiano, Roberto Cornelli, Patrizia Toia, Fabio Pizzul, Barbara Pollastrini. Ma si è scatenata una (nuova) guerra a sinistra. Il consigliere regionale di Avs Onorio Rosati attacca ilPd: «Vedo troppa fretta nel voler chiudere la crisi di giunta con la sostituzione di un assessore. Quanto emerge dalle indagini è grave e non può essere sottovalutato. È stucchevole il totonomi di questi giorni, serve un rimpasto, un cambio radicale se vogliamo che il centrosinistra si riconnetta con la propria gente nei prossimi 2 anni. Non mi pare ci sia questa consapevolezza nè da parte del sindaco nè da quasi tutte le forze che governano la città». Italia Viva e Azione hanno già contestato Sala e Pd per lo stop repentino al Salva Milano.

E il partito di Calenda ieri ha accolto «con disappunto le discussioni tra Pd e Sala per sostituire Bardelli. Ogni nomina politica richiede un confronto a un serio tavolo di coalizione. Anche se si optasse per un tecnico, va condiviso con le forze di maggioranza».

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