Il Senatùr alza il tiro dopo la boutade su Spqr Altolà di Berlusconi: «Si comporti da ministro»

Roma«Ma sarà il decimo comizio di seguito che Bossi fa quella battuta lì...», dice un deputato della Lega, tra il sorpreso e il divertito per il baccano prodotto dalla vanzinata dell’Umberto. Quel che è cambiato, rispetto al disco che il segretario federale fa girare a ogni benedetta festa leghista, è che stavolta c’era qualcuno lì ad ascoltare e a girarlo alle agenzie. Tutto qui. Ma la scandalosa novità, dov’è? Del resto la Lega ha scritto nel suo statuto, all’articolo uno, che la finalità del partito è «l’indipendenza della Padania e il suo riconoscimento internazionale quale Repubblica Federale indipendente e sovrana». Il popolo leghista si identifica in questa missione, che ha poi per corrispettivo simbolico un generale (ri)sentimento anti-Roma, e il leader ogni tanto ha bisogno di farglielo sentire, anche per evadere il sospetto - che esiste nella base - per cui, dopo tanti anni nei palazzi del potere, i vertici della Lega si siano rammolliti e «romanizzati». Tranquilli, non siamo come loro, e ve lo dimostro: sono porci questi romani. E giù risate. È la semiotica bossiana, grandi sparate, fragorosi colpi sul tavolaccio all’osteria, grandi titoli sui giornali. Nel frattempo, mentre gli altri scendono al livello delle bighe e dei centurioni per rispondere, Bossi guadagna punti col suo popolo. E così, astutamente, fa dimenticare cose ben più importanti, per esempio l’appoggio della Lega al decreto per Roma Capitale, una valanga di soldi dalla Padania all’odiata vecchia che ruba le uova alla gallina-nord.
La risposta piccata di Alemanno e della Polverini, come massime istituzioni romane e laziali, era dovuta. Così il mezzo ammonimento del Cavaliere a Bossi (Solo una battuta «alla Asterix», ma un ministro dovrebbe tenere un «comportamento sempre e doverosamente istituzionale») serve a chiudere un caso che ha occupato anche troppo spazio, per quel che vale. Il Pd e l’Udc invece l’hanno preso maledettamente sul serio, avviando una mozione di sfiducia per Bossi (il Pd), che l’Udc si dice pronto a votare. «Quelli che ci attaccano per la mia battuta sono dei sepolcri imbiancati - ha risposto Bossi da Radio Padania -. Io ho fatto una battuta, evidentemente hanno reagito così perché hanno la coda di paglia, del resto se potessero ci porterebbero via anche i marciapiedi».
C’è una relazione speculare, fanno notare i leghisti, che però non gode di eguale trattamento, e la cosa fa innervosire non poco il popolo del Nord (che peraltro, con tutto il rispetto per Roma, è quello che paga più tasse e produce più Pil). Se un politico del Sud va al Sud a promettere soldi e investimenti nessuno si scandalizza. Se invece il leader della Lega va a Monza (Lazzate è lì) e, nel suo stile, rassicura i monzesi che il Gp di Monza non verrà dimezzato (anche negli investimenti e nell’indotto) dal costituendo Gp di Roma, le sue affermazioni sono barbari attacchi all’unità nazionale. «Qui si stracciano le vesti per una battuta - dice il deputato monzese della Lega Paolo Grimoldi -, ma il vero dramma sono le conseguenze che potrebbe avere la malsana idea di portare la Formula Uno all’Eur: per la Brianza e per le province limitrofe avere la concorrenza di una seconda gara significa un danno economico, far perdere posti di lavoro. Per Roma, poi, significa traffico, inquinamento ed ennesimo sperpero di soldi pubblici». Una «porcata», riassume Grimoldi. Ed è questo il contesto politico-elettorale in cui inquadrare la boutade su Spqr. È per questo che Bossi spiega l’«insulto» a Roma così: «Noi pretendiamo di essere rispettati e di non venire depredati». C’è anche il fatto che la Lega si sente già in campagna elettorale, e che preferirebbe il voto all’allargamento della maggioranza con acquisti tra parlamentari «che avremmo volentieri evitato», confessa l’onorevole leghista Giacomo Stucchi.

Ma sulla fiducia al Cav non c’è dubbio, e per ora si va avanti così. «Non c’è nessun rischio di un governo tecnico, i voti li abbiamo io e Berlusconi», dice Bossi. Ancora insieme, tra bighe, centurioni e villaggi gallici.

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