Soprusi, minacce e abusi nella caserma di Parolisi: procura apre un fascicolo

Tutto parte dalle tante dichiarazioni alla stampa di militari donne e uomini che hanno raccontato di aver assistito o subito angherie di vario genere da superiori. Il procuratore militare convocherà i militari

Soprusi, minacce e abusi 
nella caserma di Parolisi: 
procura apre un fascicolo

Teramo - E' stata depositata questa mattina al tribunale del Riesame all’Aquila la richiesta formale di scarcerazione di Salvatore Parolisi, il caporalmaggiore accusato del delitto della moglie Melania Rea, da parte dei legali di fiducia dell’uomo, Valter Biscotti e Nicodemo Gentile. Intanto la procura militare apre un fascicolo contro ignoti su quanto accaduto all’interno della caserma "Clementi" di Ascoli Piceno. Al centro delle indagini soprusi, minacce e ingiurie per costringere qualcuno a compiere atti contrari ai propri doveri.

La richiesta di scarcerazione "Riteniamo che l’udienza possa venire fissata entro Ferragosto", accenna Biscotti all’Agi che non anticipa nulla sulla strategia difensiva adottata. "Tutto resta riservato, stiamo lavorando", si limita a dire il legale perugino. L’istanza al Riesame è stata presentata a ventiquattr'ore di distanza dall’interrogatorio di garanzia di Parolisi, rinchiuso nel carcere di Castrogno a Teramo, durante il quale si è avvalso per la seconda volta della facoltà di non rispondere alle domande del gip di Teramo, Giovanni Cirillo. Vanno avanti anche le indagini interne alla caserma. Tutto parte dalle tante dichiarazioni alla stampa di militari donne e uomini che hanno raccontato di aver assistito, se non subito, angherie di vario genere da superiori. Ora il procuratore militare, Marco De Paolis, convocherà quei militari per verificare se effettivamente nella caserma si siano consumati quegli episodi di cui tutti mormorano e solo pochi hanno avuto il coraggio di riferire ai media.

Lo sfogo di Parolisi E' un amaro sfogo quello che Parolisi ha rilasciato ai suoi avvocati Valetr Biscotti e Nicodemo Gentile. Dal carcere di Teramo, il militare ha raccontato di essersi sentito usato e tradito dalle persone che gli gravitavano attorno. "Parolisi ha appreso con forte dispiacere e delusione il fatto che, a partire già dai primi giorni dalla scomparsa di Melania - dicono i suoi legali - alcune delle persone che gli gravitavano intorno fingendo vicinanza, lo spiavano e osservavano tutti i suoi movimenti, registrando addirittura le parole per poi, da investigatori aggiunti, consegnare in tempo reale il risultato della loro attività agli inquirenti.

Questa circostanza conferma il dato che Parolisi da subito è stato trattato come indagato di fatto - proseguono i legali di Parolisi - un presunto colpevole in un’indagine condotta con metodi sospettocentrici, con palese violazione di quei diritti minimi insopprimibili che dovevano essere invece riconosciuti ad ogni persona e ad ogni indagato".

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