Suicida un gendarme del Papa

da Roma

Ha preso la pistola d’ordinanza, si è chiuso nel bagno della caserma e ha sparato un solo, preciso, colpo verso la sua testa. Si è ucciso così ieri all’alba Alessandro Benedetti, 26 anni, di Foligno, membro del corpo della gendarmeria vaticana. Ritrovato in condizioni disperate dai colleghi intorno alle 7.30 è stata inutile la corsa all’ospedale Santo Spirito dove il giovane è spirato verso le 9. Sul caso adesso indagherà il giudice unico della Città del Vaticano Gianluigi Marrone, ma la dinamica sembra chiara. Un suicidio per motivi sentimentali. Vicino al corpo del gendarme, infatti, è stato ritrovato un biglietto che spiegherebbe i motivi del gesto. Il ragazzo sarebbe stato lasciato da pochi giorni dalla fidanzata. «Benedetti era stato assunto - recita il comunicato ufficiale della sala stampa vaticana - lo scorso aprile nel corpo della gendarmeria come allievo gendarme, con l’abituale processo di selezione psicoattitudinale, relativo anche all’uso delle armi. Il suo comportamento non aveva dato finora motivo di preoccupazione».
Niente a che vedere, dunque, con l’omicidio-suicidio avvenuto, sempre in Vaticano, nove anni fa. Quando, il 4 maggio 1998, il vicecaporale delle guardie svizzere Cedric Tornay, 23 anni, uccise il comandante del corpo Alois Estermann e la moglie Gladys Meza Romero prima di rivolgere l’arma verso di sé. Una vicenda che ha assunto, negli anni, contorni misteriosi e scatenato ogni tipo di illazione.
Il Papa «ha appreso con pena la notizia - ha riferito il portavoce vaticano padre Federico lombardi - e affida alla misericordia di Dio il giovane Alessandro».


L’autopsia, disposta dal pm di Roma Luca Palamara su richiesta del Promotore di giustizia del Vaticano, si svolgerà oggi al policlinico Gemelli. Ancora incerta la data dei funerali che si svolgeranno, con ogni probabilità, nella sua città, Foligno.

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