Tanzi, confermati 10 anni E ai risparmiatori dovrà ridare 105 milioni

Come si costringe a scucire 105 milioni un vecchietto che giura di essere nullatenente, anche se ogni tanto gli salta fuori qualche Van Gogh dalla cantina? È questa la domanda che da questa mattina dovranno farsi le migliaia di vittime del crac Parmalat, dopo la sentenza d’appello che - a differenza di quanto accaduto in primo grado - condanna a versare immediatamente il megarisarcimento l’ex cavaliere del lavoro Calisto Tanzi, principale imputato per il naufragio del colosso alimentare di Collecchio. Dal processo d’appello, Tanzi esce con le ossa rotte: neanche un giorno di sconto sui dieci anni che gli erano stati inflitti in primo grado, e che vengono confermati integralmente; e in più la batosta della «provvisionale», come si chiama in gergo la condanna a pagare sull’unghia.
Certo, è forte il rischio che entrambe le condanne - carcere e quattrini - restino simboliche: a San Vittore è improbabile che Tanzi torni, perché ha scavallato il settantesimo compleanno, e quindi potrà chiedere, a condanna definitiva, di essere affidato ai servizi sociali; e di soldi giura di non averne nascosti, «il tesoro di Parmalat non esiste». Gli inquirenti non gli credono, e pensano che il viaggio-lampo in Ecuador appena prima dell’arresto sia servito proprio a fare sparire le tracce del malloppo. Ma fin quando le rogatorie non quagliano, il risarcimento sancito ieri dai giudici rischia di restare una conquista simbolica: e il legale dei risparmiatori, Carlo Federico Grosso, mette infatti le mani avanti precisando che anche se «sarà difficile prendere praticamente quei soldi, perché si tratta di soggetti che non hanno disponibilità», la sentenza di oggi a favore dei risparmiatori stabilisce «un principio importante».
La confortevole villa di Fontanini di Vigatto, dove Tanzi ha trascorso molti mesi agli arresti domiciliari, non può essere pignorata perché è intestata alla moglie. Ci sono dei beni - anche di una certa rilevanza, come le tenute agricole o le partecipazioni azionarie - sequestrate nel corso degli anni, ma sono già nel mirino di Enrico Bondi, amministratore della nuova Parmalat. Così oltre che con Tanzi, il popolo dei bond-spazzatura dovrà prendersela con due dei suoi consiglieri d’amministrazione, Luciano Silingardi e Giovanni Bonici, che erano usciti incolumi dal primo processo e che ieri invece vengono condannati rispettivamente a tre anni e a due anni e mezzo, e di conseguenza sono coinvolti anche loro dalla provvisionale.

Se la cava invece chi i soldi ai risparmiatori avrebbe potuto versarli davvero, cioè Bank of America, indicata nella requisitoria di Francesco Greco come la vera responsabile del collocamento sul mercato dei titoli di Collecchio: i suoi tre ex manager finiti sul banco degli imputati si vedono confermare le assoluzioni pronunciate in primo grado. Per vedere la condanna degli istituti di credito bisognerà aspettare gli altri processi in corso a Milano e a Parma.

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