In tribunale il teste-star è Clooney

Clooney ha testimoniato come parte civile: nel processo imputate tre persone accusate di aver creato una falsa griffe di moda con il suo nome. Le foto

In tribunale il teste-star è Clooney

Milano - Folla di curiosi e fan ad attendere la star davanti al Tribunale. Non li ha fermati nemmeno l'afa milanese e il solleone. E, così, George Clooney ha fatto un ingresso trionfale nel Palazzo di Giustizia dove è stato chiamato a testimoniare, come parte civile, nel processo che vede imputate tre persone accusate di aver creato una falsa griffe di moda con il suo nome e a sua insaputa.

Un ingresso da star Clooney ha fatto il suo ingresso, a dir poco "trionfale", da un ascensore secondario che sbuca in un corridoio insieme al pm Letizia Mannella, al suo legale, e a un paio di uomini della sua scorta. Appena arrivato una pioggia di flash e una gran calca. Abito blu, cravatta in tinta a piccoli pois e camicia bianca, nonostante l’assalto dei giornalisti, delle telecamere e anche degli operatori del tribunale pronti a scattare una foto con i loro cellulari, sorridendo si è limitato a salutare e, aprendosi un varco tra la folla, ha detto: "Per cortesia lasciate passare il mio avvocato". E' entrato in aula e il giudice Pietro Caccialanza ha dovuto richiamare il folto pubblico assiepato dietro i banchi per sentire dal vivo la voce dell’attore. Il magistrato ha invitato ad uscire chi ha cercato di riprendere Clooney in aula con piccole telecamere.

Clooney: "Giustizia italiana buona" "Cosa penso della giustizia italiana? È molto buona", ha afferamto Clooney al termine della sua testimonianza. La deposizione è durata circa due ore, "il tempo di un film", ha chiosato il giudice Pietro Caccialanza, davanti al quale la star di Hollywood ha negato di avere mai conosciuto i 3 imputati.

Giudice: "Serve tranquillità" Appena entrato nell’aula per celebrare il processo il giudice Pietro Caccialanza ha chiesto l’allontanamento di una signora del pubblico che stava cercando di fotografare con il telefonino e ha ricordato ai numerosi curiosi, prevalentemente donne, che "questo processo ha diritto a una sua dignità tranquilla". Il giudice ha più volte richiamato il pubblico al silenzio e al "grande rispetto dell’udienza" e ha chiesto che nel procedimento che seguirà a quello dove Clooney è chiamato come teste, di sedersi, autorizzando così che i numerosi cronisti e curiosi possano occupare, in piedi, anche le parti dell’aula non destinate al pubblico. All’udienza il giudice, come annunciato nei giorni scorsi, non ha permesso l’ingresso dei tantissimi fotografi e dei telecineoperatori che sono tenuti lontani dall’aula dai carabinieri.

Un film in tribunale "Vorrei ringraziare tutti per il silenzio e la pazienza mostrata. Come vedete tutto è durato il tempo di un film". Così il giudice Pietro Caccialanza ha congedato George Clooney, oggi venuto a testimoniare in un processo a Milano per una falsa griffe creata con il suo nome. "È durato il tempo di un film", ha detto il giudice, sorridendo e facendo riferimento alla testimonianza in aula dell’attore americano durata dalle 12.10 alle 13.40 circa. Nel corso del processo il giudice ha dovuto ’faticarè un pò per mantenere l’ordine e il silenzio, perchè il pubblico, mentre Clooney parlava, a volte ha riso. All’inizio i legali degli imputati avevano chiesto al giudice di celebrare il processo a porte chiuse, perchè in aula, a loro dire, c’era troppa gente e troppa confusione. Il magistrato ha spiegato loro che la testimonianza poteva cominciare e che nel corso dell’audizione si sarebbero valutate le condizioni per continuare o meno.

La testimonianza, tra leggere risate del pubblico, sguardi ironici di Clooney e leggere proteste dei difensori, è andata avanti senza troppi problemi. Così alla fine Caccialanza ha voluto ringraziare "in nome del popolo italiano" tutte le persone presenti in aula, compreso Clooney. 

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