Veltroni: "Berlusconi pensi al Paese ferito e si dimetta"

Dal Lingotto, dove ha chiamato a raccolta la sua corrente, Veltroni torna ad attaccare Berlusconi: "Faccia un passo indietro e si dimetta nell’interesse dell’Italia". Poi attacca il berlusconismo, definendolo "populismo di destra". Ma attacca anche il "populismo di sinistra". Con un chiaro riferimento a Vendola e a una parte del Pd

Veltroni: "Berlusconi pensi al Paese ferito e si dimetta"

Torino - Il Pd è profondamente diviso al proprio interno. Ma c'è un formidabile collante che tiene unite tutte le correnti: l'antiberlusconismo. Al Lingotto di Torino, dove Veltroni ha chiamato a raccolta la sua corrente, l'inizio dei lavori parte dall'ennesimo attacco al Cavaliere, che trae origine, com'era scontato, dal caso Ruby. "Berlusconi per una volta pensi al peese ferito - ammonisce Veltroni -, pensi ai cittadini, faccia un passo indietro e si dimetta nell’interesse dell’Italia".

"Parole del premier agghiaccianti" L'esponente del Pd ha giudicato "agghiaccianti le parole" pronunciate dal presidente del Consiglio contro i magistrati che lo indagano, e pronunciate "davanti alla bandiera italiana"; il Paese, ha aggiunto "si trova in una situazione davvero grave e pericolosa, il premier è accustao di reati gravi, sostiene per l’ennesima volta che sono fandonie e complotti, ha il diritto di dirlo ma non lo deve dire in tv facendosi scudo del suo ruolo e usando il suo impero mediatico, deve dirlo, come ogni cittadino, ai magistrati, ma non lo farà perché sostiene che la procura di Milano è incompetente".

"No al populismo di sinistra" Dopo la scontata filippica anti Berlusconi Veltroni indica un buon proposito: "Dobbiamo coltivare la fiducia che il Paese voglia cambiare". E di nuovo va all'attacco del premier: "I tre tentativi di governo di Berlusconi sono finiti nelle secche e colati a picco appena fuori dal porto". Non usa giri di parole Veltroni: "Il berlusconismo non è adatto a governare e a riformare il Paese e la radice del suo fallimento è il populismo, che è la negazione del riformismo". Veltroni dice quindi che per archiviare l’era Berlusconi "non ci sono scorciatoie, il miglior modo è preparare il dopo Berlusconi. E noi siamo venuti qui per contribuire positivamente al programma del Pd in corso da diversi mesi". Veltroni sottolinea: "Il populismo di destra non si combatte con il populismo di sinistra ma con il riformismo". E aggiunge: "Il motto deve essere cambiare. Se i democratici si chiudono in difesa subiranno il cambiamento anzichè orientarlo".

Serve coordinamento forze di opposizione In un momento di difficoltà per la maggioranza, per Veltroni le opposizioni dovrebbero coordinarsi in parlamento. L’ex segretario del Pd lo ha chiesto chiaramente: "Usciamo insieme da questa paralisi pericolosa", ha esortato Veltroni, "le stesse persone più avvedute del centro destra non vedono l’ora che finisca. Saranno giorni difficili perché Berlusconi non ha alcuna idea di cosa significhi il senso dello Stato". Dunque, ha aggiunto, "penso che in questa delicata fase della vita parlamentare, le forze di opposizioni dovrebbero trovare più stabili forme di coordinamento e di consultazione che, nel rispetto dell’autonomia di ciascuno e senza prefigurare alcunchè, consentano di evitare forzature o violazioni nel ruolo del parlamento. E mostrino tutta intera la forza delle opposizioni".

Per il Pd vocazione maggioritaria L'ex segretario del Pd rivendica con forza la bontà del disegno originario del partito: Senza "vocazione maggioritaria e senza bipolarismo il Partito democratico non sarebbe se stesso".

"Se saremo questo, anche le alleanze verranno. Verranno da se. Sarà la forza delle nostre proposte, del nostro programma ad attrarre chi diventerà nostro alleato. Non saremo noi a rincorrere chi magari alla fine ci direbbe no".

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