Amato e quel colpo di mano notturno che impose la patrimoniale sulla casa

La manovra comprendeva anche il prelievo forzoso sui conti correnti. E il balzello, definito straordinario, divenne ordinario

da Roma

Nella notte fra il 9 e il 10 luglio 1992, indossata metaforicamente una tuta di seta nera alla Diabolik, il governo guidato da Giuliano Amato penetrò nei forzieri delle banche italiane prelevando il 6 per mille da ogni deposito. Un decreto legge di emergenza l’autorizzava a farlo: in quel provvedimento, varato mentre i mercati si accanivano sulla lira, erano state inzeppate alla rinfusa misure le più svariate. Dall’aumento dell’età pensionabile alla patrimoniale sulle imprese, dalla minimum tax all’introduzione dei ticket sanitari, dalla tassa sul medico di famiglia all’imposta straordinaria sugli immobili pari al 3 per mille della rendita catastale rivalutata. Prelievo sui conti correnti e Isi fruttarono insieme 11.500 miliardi di lire. L’imposta straordinaria sugli immobili, nella migliore delle tradizioni italiane, perse subito il prefisso stra per diventare una gabella ordinaria: l’imposta comunale sugli immobili, ovverosia l’Ici.
Con il Paese sull’orlo del baratro, il dottor Sottile adottò misure grossier. La più nota ed esecrata fu appunto il prelievo sui conti correnti, che ebbe almeno il pudore d’essere una tantum. All’ultimo momento, in Consiglio dei ministri, il titolare del Tesoro Piero Barucci propose, senza successo, di sostituirla con l’aumento dell’imposta sugli interessi bancari (una proposta analoga era stata fatta dall’allora vicedirettore di Bankitalia Antonio Fazio, preoccupato delle conseguenze della violazione notturna del risparmio nazionale). Nessuna voce si levò, invece, a difesa dell’altro baluardo del risparmio degli italiani: la casa. Passò così l’imposta straordinaria, che trasformandosi con la successiva legge finanziaria in imposta ordinaria e comunale, introdusse in maniera surrettizia la temuta patrimoniale sugli immobili. La lunga lista delle esenzioni - che comprendeva, tanto per dirne una, gli immobili della Chiesa - non prevedeva la prima casa. L’aliquota iniziale dell’Ici fu fissata al 4 per mille.
Le cose andarono diversamente da quanto Giuliano Amato aveva sperato: nonostante la cura da cavallo (manovra di luglio più finanziaria sfioravano insieme i centomila miliardi di lire), che portò l’economia italiana sull’orlo della recessione, la lira dovette uscire dal Sistema monetario europeo neppure tre mesi dopo quella notte di luglio, e nella primavera successiva il dottor Sottile si dimise. Venne chiamato Carlo Azeglio Ciampi, allora governatore della Banca d’Italia, per formare un governo tecnico che traghettasse l’Italia fuori dalla crisi.
Nei suoi tredici anni di vita, l’Ici è diventata sempre più salata. Le aliquote sono cresciute fino a un massimo del 9 per mille, nel caso di abitazioni sfitte da oltre due anni.

Contemporaneamente sono stati rivalutati gli estimi catastali sui quali si calcola l’imposta. L’Ici vale circa un terzo di tutte le imposte che si pagano sul mattone. E, ricordando le circostanze in cui nacque, si capisce perché gl’italiani provino per questo balzello una naturale avversione.

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