Busto Arsizio, intitolata una rotonda a Sergio Ramelli: "Tenere viva la memoria"

L'intervento dell'assessore alla Cultura Francesca Caruso: "Perché questa è una storia che ancora fa paura?". L'europarlamentare Carlo Fidanza: "Mai spesso di custodire la memoria"

Busto Arsizio, intitolata una rotonda a Sergio Ramelli: "Tenere viva la memoria"
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Sono trascorsi cinquant’anni dalla brutale aggressione di alcuni violenti di Avanguardia operaia nei confronti di Sergio Ramelli, morto il 29 aprile del 1975 per le conseguenze di quel terribile pestaggio. Un anniversario macchiato dall'odio rosso, ma il ricordo di quella tragedia è sempre vivo. Questa mattina a Busto Arsizio, in provincia di Varese, è stata inaugurata la rotonda intitolata al militante del Fronte della Gioventù. Alla cerimonia, officiata dal sindaco Emanuele Antonelli, erano presenti anche l’onorevole Paola Frassinetti, l’europarlamentare Carlo Fidanza, il consigliere regionale Giacomo Cosentino, i deputati Umberto Maerna e Riccardo De Corato, il presidente del Consiglio comunale Laura Rogora e il vicesindaco Luca Folegani.

"Sono bastati cinquant’anni per comprendere che quello che è successo a un ragazzo di quasi 19 anni è stato solo ed esclusivamente un orrore? Quella che doveva essere una tragedia condivisa in maniera trasversale è stato per troppo tempo il ricordo del dolore di una sola parte” le parole dell’assessore alla Cultura di Regione Lombardia Francesca Caruso. "Ma forse non sono bastati questi anni se ancora oggi ci sono libri a testa in giù e polemiche per apporre una targa nella scuola dove lui studiava" ha aggiunto: "Quella scuola dove lui scrisse in libertà quel tema che gli è costato la vita. Ma perché questa è una storia che ancora fa paura? Era solo un ragazzo, con il coraggio delle sue idee".

Abbiamo il compito di tenere viva la memoria di Ramelli, il messaggio dell'europarlamentare di FdI Fidanza: "Non abbiamo mai smesso di custodire e raccontare la storia di Sergio Ramelli e oggi a Busto Arsizio la nostra comunità ha continuato a farlo con un'intitolazione che ha un forte valore simbolico e che dice a tutti una cosa

semplice: la vita e la libertà di pensiero sono sacre, non si può morire per le proprie idee". Ramelli non può e non deve essere dimenticato, ha aggiunto: "Perché Sergio, anche a distanza di cinquant'anni, è vivo".

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