"Uno è Battisti, l'altro...": il post choc della garante dei detenuti

Paola Perinetto, garante dei detenuti di Ivrea, ha paragonato il presidente del Consiglio a Cesare Battisti. Sui suoi social attacchi al Green pass e al "governo illegittimo"

"Uno è Battisti, l'altro...": il post choc della garante dei detenuti

"Nella foto possiamo osservare un caso di estrema somiglianza. Uno è un criminale senza scrupoli. L'altro è Cesare Battisti". Solo che, a fianco alla faccia del pluriomicida, compare quella del presidente del Consiglio Mario Draghi. A scrivere il post (corredato di fotomontaggio) sul proprio profilo Facebook è Paola Perinetto, garante dei detenuti di Ivrea nominata nel 2018 e apertamente critica verso vaccini e Green Pass.

Il post è stato prontamente rimosso, forse perché l'autrice si è accorta che il paragone (a dir poco) forzato era destinato a sollevare un vespaio di polemiche. Le critiche a Draghi non sono affatto mancate, ma nessuno si era ancora spinto a bollarlo come "criminale" e affiancare il suo volto a quello di un terrorista, condannato in via definitiva per quattro omicidi e incarcerato nel 2019, dopo quasi quarant'anni di latitanza. Ci ha pensato Perinetto, che sui propri profili social - sui quali è molto attiva - condivide a pioggia contenuti contro il Green pass. Ora il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale chiede che sindaco e prefetto della città piemontese valutino la rimozione della Perinetto per "l’inqualificabile parallelo da lei proposto e le valutazioni espresse".

Scorrendo la bacheca Facebook della donna - dove, sopra la foto personale, compare un "manifesto" che invoca l'arresto del "governo illegittimo e abusivo" - si possono trovare paragoni tra gli sgomberi delle piazze degli scorsi giorni e la repressione di piazza Tienanmen, allarmi per la presunta "dittatura" sanitaria e appelli a scioperare contro le "misure discriminatorie" per "bloccare l'Italia". Poi, non potevano mancare, allusioni agli effetti avversi provocati dal 5G e all'euro come strumento ditattoriale.

E post di questo tono: "Ogni nostro silenzio, ogni nostro arretramento, è un segnale di resa delle democrazia e delle istituzioni. È una tacca in più nella discesa verso l’abisso e un piccolo assaggio di quello che sarà. I campanelli d’allarme nella storia suonano sempre fortissimi, solo che non ci sono mai abbastanza orecchie ad ascoltarli".

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