La Gismondo ora smonta Borrelli: "Ecco la verità sui numeri in tv..."

Maria Rita Gismondo fa chiarezza sui dati diffusi ogni giorno in conferenza stampa dal capo della protezione civile, Angelo Borrelli: "Sono vecchi di giorni"

La Gismondo ora smonta Borrelli: "Ecco la verità sui numeri in tv..."

I numeri sono sballati. O, meglio, sono vecchi di giorni. Ecco tutta la verità sui dati trasmessi in televisione, più o meno puntuali, ogni pomeriggio alle 18, dal capo della protezione civile Angelo Borrelli. È quanto afferma Maria Rita Gismondo, direttore microbiologia clinica e virologa all’ospedale Sacco di Milano. In un articolo apparso oggi su Il Fatto Quotidiano la professoressa si toglie qualche sassolino dalle scarpe. Complice magari la polemica che nei giorni scorsi l’aveva vista protagonista. L’associazione Patto trasversale per la scienza (Pts) aveva inviato alla Gismondo una diffida legale "per le gravi affermazioni ed esternazioni pubbliche sul coronavirus, volte a minimizzare la gravità della situazione e non basate su evidenze scientifiche".

Sono passate settimane da quella questione. Magari la diretta interessata non se ne sarà curata neppure troppo, ma la questione sollevata dalla virologa è seria. In Italia si moltiplicano i tavoli contro il coronavirus, però i dubbi su questa malattia restano alti. "La politica ha giustificato il potere centrale con la governance di un’emergenza, poi ha dovuto cedere all’anarchia del sistema regionale", scrive lei. Con le relative conseguenze di caos e disordine.

Siamo in una situazione difficile. La costernazione dei cittadini che attendono giornalmente i numeri da cui ormai dipende la propria vita arriva puntuale al cuore del problema. I provvedimenti presi e poi ridimensionati, nazionali e non regionali o viceversa, mischiano le carte. In tutto questo marasma è difficile mantenere un’attenta razionalità ed equilibrio mentale. Tutto è liquido. Tutto appare scivoloso alla comprensione umana.

"In questa situazione non vorremmo assistere a scandali, inchieste. Vorremmo dimostrare a noi stessi che chi sta gestendo la nostra vita sta agendo solo per il nostro bene", scrive ancora la professoressa. "Vorremmo che fossero credibili loro e le loro azioni. E invece scopriamo che la conferenza stampa borrelliana delle 18 è inutile per lo scopo dichiarato di darci un aggiornamento della situazione, anzi confonde le idee".

Non solo i numeri, come abbiamo più volte affermato, non rispecchiano la realtà (i positivi non rappresentano la popolazione e variano al variare della capacità dei laboratori a eseguire i test), ma sono anche non contestualizzati. Un’accusa grave della virologa. Quello che ogni giorno gli spettatori interpretano come la situazione del giorno precedente, deducendo che va bene o va male, è in realtà la situazione di circa 10-12 giorni prima.

Il perché è presto detto. I numeri che vengono passati a Borrelli sono le notifiche dei casi da parte delle regioni che, non ci stupisce, ci mettono qualche giorno per recepirli dai laboratori, raccoglierli, controllarli (si spera) e inviarli al ministero della Salute. Ciò significa, appunto, che i dati arrivano al tavolo della conferenza dopo almeno 8-10 giorni da quando sono state eseguite le analisi. Non è che ci raccontino fandonie, ma una visione in differita della realtà. Esattamente la realtà di giorni addietro.

Che non è affatto inutile, ma a patto che ce lo spieghino, anziché far intendere che si tratti degli indicatori dell’andamento giornaliero della pandemia in Italia.

Insomma, la denuncia è chiara: le istituzioni devono essere limpide, trasparenti, nel loro lavoro. Milioni di italiani aspettano con apprensione quei numeri snocciolati in conferenza stampa. Ed è giusto essere informati su quando i dati sono stati raccolti.

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