Gli spari, l'abbordaggio: cosa è successo davvero nell'assalto al peschereccio italiano

I pescherecci, fanno sapere dalla Difesa, si trovavano in una "zona di protezione pesca istituita da Gheddafi per il ripopolamento marino e mai contestata, dove è assolutamente vietato pescare"

Gli spari, l'abbordaggio: cosa è successo davvero nell'assalto al peschereccio italiano

C'è grande tensione dopo quanto accaduto ieri nel Mediterraeo, dove una motovedetta della Guardia Costiera libica ha aperto il fuoco contro le imbarcazioni dei nostri pescatori. Tutti i rappresentanti del mondo della politica si sono sollevati per chiedere a gran voce al governo italiano di intervenire, ma l'attuale esecutivo si trova in una condizione di estrema difficoltà: i tre pescherecci presi di mira, infatti, non avrebbero dovuto trovarsi in quel tratto di mare.

I fatti

È di ieri la notizia del duro intervento delle autorità libiche nei confronti dei nostri pescatori. La Guardia Costeria ha deciso di aprire il fuoco, e solo il tempestivo intervento della Marina Militare italiana ha riportato un minimo di calma ed evitato il sequestro dei motopesca. L'assalto dei militari libici, fra l'altro, arriva a pochi giorni di distanza da un altro tentativo di abbordaggio nei confronti di 8 pescherecci.

Come confermato dalla Marina Militare italiana, ad essere attaccate sono state le imbarcazioni Artemide, Aliseo e Nuovo Cosimo, raggiunte dai libici durante l'attività di pesca. Nel corso della sparatoria, il comandante della Aliseo, Giuseppe Giacalone, ha riportato delle lesioni, fortunatamente non gravi: alcune schegge di vetro lo avrebbero ferito alla testa. Solo il tempestivo intervento della fregata Libeccio, arrivata insieme ad un elicottero e ad un aereo militare, ha impedito di fatto il sequestro dei motopesca.

Il luogo dell'assalto

In queste ultime ore sono stati in tanti a chiedere il risoluto intervento del governo italiano. Rappresentanti politici di ogni colore hanno preteso una presa di posizione. Eppure, stando a quanto riferito dalla stessa Marina Militare italiana, i tre pescherecci si trovavano "a 35 miglia a nord della costa di Al Khums, all'interno della Zona di protezione di pesca nelle acque della tripolitana". Un tratto di mare conosciuto per essere ad "alto rischio". Che fare, dunque? Le tre imbarcazioni italiane si trovavano in una zona vietata, un'area di pesca protetta (Zpp) della Libia, come riconosciuto anche dalla Commissione Europea. Non solo. Stando a quanto riferito da Il Messaggero, i pescatori di Mazara erano stati più volte avvertiti di non tentare rischiosi sconfinamenti. I militari libici, tuttavia, hanno aperto il fuoco, e ciò è stato duramente condannato anche dal governo italiano. Si tratta pertanto di una situazione difficile da risolvere.

Le acque in cui si trovavano i nostri connazionali sono pericolose, come spiega al Messaggero anche un alto dirigente della Difesa: "Fanno parte della zona di protezione pesca istituita da Gheddafi per il ripopolamento marino e mai contestata, dove è assolutamente vietato pescare. E dove sono previste sanzioni precise: il sequestro del peschereccio e del pescato, la multa e il rilascio. Ciò avviene da anni. Agli armatori il giochetto andava e va bene: nove volte su dieci la fanno franca, non succede nulla, e quando va male scatta il sequestro". Le autorità italiane stanno ora cercando di capire in che modo sia rimasto ferito il comandante Giuseppe Giacalone.

L'intervento dell'Italia

Adesso sarà il ministro degli Esteri Luigi Di Maio a dover derimere la questione, avviando una trattativa con Tripoli. Allo stesso tempo, lo Stato interverrà per dissuadere una volta per tutte i pescatori italiani ad effettuare pericolosi sconfinamenti. La speranza è che si possa arrivare ad un accordo con i libici, tuttavia, come dicono alcune fonti dell'esecutivo, "invocare l' intervento del governo contro la Libia è del tutto fuori luogo: i pescatori di Mazara erano nel torto. Questo però non può in alcun modo legittimare l'uso delle armi contro di loro". L'intenzione dell'esecutivo, dunque, è quella di far calmare la situazione: nessuna voce grossa contro la Libia. Il diritto internazione, infatti, non darebbe ragione all'Italia.

I pescatori stanno tornando in Italia

Il comandante Giacalone, medicato sul posto, non ha fortunatamente riportato gravi lesioni, e si trova attualmemente in viaggio verso l'Italia con il resto dell'equipaggio.

Il peschereccio, rilasciato dai libici, sta navigando alla velocità di circa 9-10 nodi all'ora, e domani dovrebbe già assere arrivato a Mazara del Vallo. A quanto pare, a spingere i pescatori ad addentrarsi in acque libiche sarebbe stata la necessità di catturare dei gamberi, crostacei molto richiesti che si trovano anche vicino alle coste della Libia.

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