Retribuzioni non dignitose: giudici di pace in rivolta

Dopo l'ultimo incontro con il ministro Bonafede, i giudici di pace organizzano uno sciopero a partire dal 6 gennaio: "Chiediamo la tutela del nostro futuro"

Retribuzioni non dignitose: giudici di pace in rivolta

I giudici di pace incorciano le braccia e promettono uno sciopero di tre settimane a partire dal prossimo 6 gennaio. La protesta nasce dall'ultimo "insoddisfacente" incontro con il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. Sul tavolo, come riporta Repubblica, le richieste che da anni i giudici di pace presentano ai vari governi che si susseguono: tra tutte, il riconoscimento dello status di lavoratori con tutte le garanzie a questi dovuti e una retribuzione degna e dignitosa.

Delusi dall'incontro con il ministro hanno quindi deciso di scioperare. L'astensione dalle udienze, dopo quella dal 25 al 29 novembre scorso, è stata indetta dalle associazioni ANGDP (Associazione nazionale giudici di pace) e UNAGIPA (Unione nazionale giudici di pace). Si tratterà comunque di un blocco parziale che inizierà dal prossimo 6 gennaio: saranno garantiti infatti i servizi essenziali secondo le modalità e nei limiti previsti dai codici di autoregolamentazione.

Ma non è finita qui. Dopo l'incontro, i giudici di pace hanno anche inviato una lettera al ministro pentastellato Bonafede per sottolineare "l'amarezza dettata dalla constatazione del tempo perduto nella speranza di ricevere giustizia da chi ci chiede di garantire giustizia. La delusione è alimentata in maniera esponenziale dalla consapevolezza che anche questo ministro utilizza lo spettro delle esigenze contabili per dissimulare la volontà di non cambiare nulla".

Il progetto di riforma, spiega la nota dei giudici, non si discosta dalla previsione di spesa che fu del precedente ministro Orlando: "Cambiare per nulla modificare. Questo è l'atteggiamento ministeriale. Appare evidente la volontà di lasciare che il tracollo della Orlando faccia il suo corso dal 2021, ritoccando qua e là un impianto che rimane invariato, a tutto detrimento di una categoria sfruttata in alcuni casi sino alla morte, senza un ringraziamento se non meramente di facciata". "Si faccia chiarezza sul perché l’attenzione dei governi sia sempre rivolta ai precari ma mai ai magistrati onorari, respingendo al mittente ogni legittima richiesta di tutela del diritto al proprio futuro e alla giusta retribuzione con un rifiuto fondato sempre su falsi problemi", tuonano i giudici di pace che intendono portare avanti la loro battaglia. "Certamente – si conclude la lettera - la magistratura onoraria non intende subire passivamente giustificazioni pretestuose e non si volta oggi dall'altra parte a pretendere il giusto trattamento dopo decenni di servizio, dopo le ore e la vita sacrificate al servizio dello Stato".

Ad appoggiare i giudici

di pace anche l'Anm che già un anno fa aveva auspicato che potessero essere reperiti i necessari finanziamenti, "peraltro stimati in cifre di non particolare impatto sul bilancio dello Stato".

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