Giustizia, Alfano al Colle: "Toghe responsabili e separazione carriere"

Il Guardasigilli al Quirinale. Nella bozza la responsabilità dei magistrati come dipendenti della pa, separazione delle carriere con due Csm e limiti all'azione penale. No dell'opposizione

Giustizia, Alfano al Colle: 
"Toghe responsabili 
e separazione carriere"

Roma - Un colloquio di circa due ore quello tra il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e il ministro della giustizia Angelino Alfano. Al centro il pacchetto di riforme della giustizia che il governo intende lanciare in tempi rapidi. Stando alle prime ricostruzioni, il Capo dello Stato ha "preso atto" in maniera "formale" delle intenzioni dell’esecutivo, ascoltando quello che il ministro ha avuto modo di illustrargli, e ha auspicato, come più volte in passato, che si trovino larghe intese.

Alfano: "Recepite le indicazioni" "Ho illustrato il disegno di legge di riforma della Costituzione in materia di giustizia. Il presidente Napolitano ha ascoltato, ha preso atto e ha svolto considerazioni di carattere generale che io ho ascoltato e recepito con la dovuta attenzione". Alfano sintetizza così con i cronisti l’incontro con il Capo dello Stato nel corso del quale ha illustrato la bozza di riforma della giustizia. "Si tratta di considerazioni di ordine generale - aggiunge Alfano - sono soddisfatto dell’incontro". "Modifiche al testo?" gli chiedono i cronisti. "Quale testo? - risponde il Guardasigilli - il testo lo presentiamo domani".

La riforma del governo Ore di lavoro febbrile intorno alla bozza di riforma della giustizia che il governo porterà per l’approvazione al Consiglio dei ministri di domani. Una corposa riforma della Costituzione per puntare, nella sintesi di Maurizio Gasparri, "alla separazione delle carriere, alla riduzione del tasso di politicizzazione delle toghe soprattutto nel Csm e per parlare di responsabilità civile" scelte che il capogruppo Pdl al Senato definisce "utili ai cittadini e a una giustizia più rapida ed efficiente".

Due Csm I Csm diventano due: uno per i giudici e uno per i pm. Entrambi presieduti dal Capo dello Stato. È questa la novità introdotta nell’ultima versione della bozza della riforma della giustizia che oggi il Guardasigilli è andato a illustrare al Quirinale. Cade dunque l’ipotesi che a capo del Csm dei magistrati requirenti vada il procuratore generale della Cassazione eletto dal parlamento in seduta comune su indicazione del Csm. Parte quest’ultima eliminata nelle ultime ore. Del Csm dei giudici farà parte di diritto il primo presidente della Corte di Cassazione. Gli altri componenti saranno per il 50% scelti dai giudici previo sorteggio degli eleggibili (con l'intento di ridurre il peso delle correnti della magistratura associata), per l'altra metà dal parlamento in seduta comune tra professori ordinari di università di materie giuridiche e avvocati dopo 15 anni di esercizio. Il vicepresidente del Csm della magistratura giudicante sarà scelto tra i componenti laici. Durano in carica 4 anni e non sono rieleggibili (in Costituzione ora si prevede che non siano "immediatamente rieleggibili"). La novità dell'ultima ora riguarda il Csm dei pm: sarà anch'esso presieduto dal capo dello Stato e ne farà parte come membro di diritto il procuratore generale della Cassazione, ma salvo cambiamenti dell'ultim'ora, si prevede un ribaltamento dell'attuale proporzione ora a maggioranza 'togata'. La componente 'laica' dovrebbe infatti essere ridotta a un terzo (previo sorteggio degli eleggibili) mentre quella togata arriverebbe a due terzi. Modifiche anche all'attuale art. 105 della Costituzione: i consigli superiori - secondo l'ultima versione di bozza - "non possono adottare atti di indirizzo politico né esercitare attività diverse da quelle previste dalla Costituzione". Espunta dalla bozza, invece, l'iniziale previsione secondo cui i Csm avrebbero potuto esprimere parere sui ddl del governo solo su richiesta del ministro della Giustizia.

La responsabilità delle toghe "I magistrati sono direttamente responsabili degli atti compiuti in violazione dei diritti, al pari degli altri funzionari e dipendenti dello Stato". È quanto prevede l’ultima bozza di riforma della giustizia, in 16 articoli. Questo significa che le toghe potranno essere chiamate a rispondere di tasca propria dal cittadino che potrà citare direttamente loro in giudizio e non lo Stato come è ora. Nella bozza si prevede anche, come aggiunta all’articolo 113 della Costituzione (diventa il 113 bis), che "nei casi di ingiusta detenzione o di altra indebita limitazione della libertà personale, la legge regola la responsabilità civile dei magistrati" la quale "si estende allo Stato".

I criteri dell'azione penale "L’ufficio del Pubblico ministero ha l’obbligo di esercitare l’azione penale secondo i criteri stabiliti dalla legge" lo prevede l’ultima versione della bozza della riforma della giustizia. Se a oggi l’articolo 112 della Costituzione prevede che "il pm ha l’obbligo di esercitare l’azione penale", nella penultima bozza la formulazione era "secondo le modalità stabilite dalla legge". Ora, invece, la versione sottoposta al Quirinale, parla di "criteri". Comunque un’azione penale limitata rispetto a quella che oggi può esercitare il pm.

Il no dell'opposizione "Le carte si vedono sempre, ma le premesse non sono buone..." anticipa Pierluigi Bersani che teme "una copertura sul piano politico generale e costituzionale al bricolage domestico dell’aggiustamento delle leggi ad personam, e continuare a non parlare dei problemi seri della giustizia". "È del tutto evidente che si mette in moto un treno che non ha stazione" aggiunge il leader Pd. Italo Bocchino anticipa che "non c’e un nostro no preventivo, perché - conviene il vicepresidente Fli - il Paese ha bisogno di una riforma della giustizia. Siamo disposti a discutere nel merito, condividiamo l’ipotesi della separazione delle carriere, dei due Csm, meno delle modifiche dell’Alta Corte, ma discutiamo". L’esponente finiano pone però "due condizioni: la riforma non deve prevedere norme ad personam e non deve essere punitiva nei confronti dei magistrati". Forti perplessità da Api, con Francesco Rutelli che avverte: "Ho l’impressione che il governo Berlusconi non sia affatto animato dall’intenzione di migliorare il funzionamento della macchina giudiziaria.

Stanno sventolando un manifesto costituzionale per scardinare la nostra Carta e arrivare - ammonisce - a un conflitto politico profondo che toccherà tutto il Paese". Resta solida la copertura della Lega alla riforma: "Aspettiamo il Cdm ma non c’è nessun problema" garantisce Umberto Bossi.

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