Picconate e ipocrisia Ora Pisapia cancella la festa degli stranieri

Il sindaco di Milano minimizza il legame violenza-immigrazione. Ma poi annulla l'evento senza spiegazioni. E nessuno lo contesta

Picconate e ipocrisia Ora Pisapia cancella la festa degli stranieri

Milano - Perché c'è da dire che anche le vie della Milano dell'avvocato ultrarosso Giuliano Pisapia, così come quelle dell'inferno, son lastricate di buone intenzioni. Tra cui «la seconda edizione del Festival “riGenerazioni”, con la cerimonia di conferimento della cittadinanza simbolica ai bambini e ragazzi minorenni milanesi, nati in Italia, figli di stranieri» di cui un comunicato del Comune annunciava la presentazione questa mattina con l'assessore alle Politiche sociali Pierfrancesco Majorino.

Era venerdì e un Mada Kabobo non ancora killer vagava per la città: uno dei tanti, troppi fantasmi clandestini che un presente difficile trascina verso un futuro disperato. Sabato all'alba l'orrore del sangue e delle picconate, quella sentenza di morte senza appello che ha tolto la vita a un quarantenne e che il sindaco Pisapia ha subito derubricato a «gesto folle». Non fosse che il «folle» ha potuto girare indisturbato per due ore, seminando feriti e alla fine anche morte.

E, allora, quale occasione migliore per parlare di immigrazione e di regole se non il Festival «riGenerazioni» da presentare proprio oggi? E, invece, niente. Perché ieri un altro ben più laconico dispaccio del Comune comunica improvvisamente che la conferenza stampa «è stata annullata». Nessuna spiegazione, nessuna motivazione ufficiale. Silenzio nella città gentile e arancione di Pisapia dove si può anche morire a picconate, dove un extracomunitario irregolare che non dovrebbe certo essere in Italia può seminare il terrore. Vagare come uno zombie assassino per due ore e assolutamente indisturbato, ma il problema (dicono) non è la sicurezza. Strumentalizzazioni di una destra ancora una volta becera e incapace di argomenti, si son subito affrettati a denunciare, tra giornali e politica, i corifei della nuova era Pisapia.

Peccato che a parti invertite non ci sia certo la stessa benevolenza. Basta leggere le cronache romane per vedere il sindaco Pdl Gianni Alemanno crocifisso (da quegli stessi politici e giornali) all'accadere di ogni fatto di nera. «Due omicidi nelle ultime ore - si lamentava il 3 maggio col Messaggero il candidato del centrosinistra a sindaco di Roma Ignazio Marino, abbandonando l'abituale aplomb - Nella Capitale c'è un problema sicurezza». Non solo. «La sicurezza - rincarava la dose - rimane un problema a Roma, nonostante le promesse di Alemanno». E pazienza se le indagini hanno imboccato la pista di una «complicata relazione» della ragazza uccisa, la colpa a Roma è sempre di Alemanno. A Milano, invece, della follia e non certo di un Pisapia «santo subito». Anche se i numeri non dicono proprio così, come conferma Riccardo De Corato che è stato vicesindaco con delega alla Sicurezza.

Che ai tempi del centrodestra non era come oggi un più buonista assessorato a «Sicurezza e coesione sociale». Come se per la «coesione sociale» non fosse sufficiente il solo rispettare e far rispettare le leggi. Ma tant'è. E De Corato ricorda che secondo il censimento dell'Orim, l'Osservatorio regionale sull'integrazione e la multietnicità, «i clandestini a Milano sono 23mila», un numero esorbitante, trattandosi appunto di irregolari. «Una vera e propria polveriera. Persone che non avendo un lavoro non hanno la possibilità di mantenersi e come Mada Kabobo scelgono la strada della delinquenza». Perché nel 2011 il 75 per cento dei denunciati, fermati o arrestati per furto è straniero.

E secondo l'Ismu è immigrato un responsabile su due di violenze sessuali e furti. Numeri che non si possono far vedere ai cittadini, come dimostra l'aggressione al presidio organizzato ieri dalla Lega a Niguarda. Il quartiere di Milano dove si può morire a picconate.

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