Carri armati russi difettosi: ecco cosa può succedere alla torretta

I difetti di fabbricazione possono innescare una reazione a catena che mette a rischio l'incolumità dei soldati all'interno: ecco cosa può accadere

Carri armati russi difettosi: ecco cosa può succedere alla torretta

Anche questa notizia mette in mostra la "debolezza" dell'esercito russo, assolutamente impensabile all'inizio dell'invasione dell'Ucraina iniziata lo scorso 24 febbraio. Secondo alcuni esperti di guerra il dispositivo bellico chiamato "torretta" che possiedono tutti i carri armati, per intendeci la parte rotante in alto in grado di cambiare direzione per puntare un obiettivo e aprire il fuoco, sarebbe difettoso. Come sono arrivati a questa conclusione? Il segnale è dato dai numerosi tank abbandonati lungo le strade e periferie ucraine e non soltanto perché saltati in aria a causa del fuoco nemico.

Cos'è il "pupazzo a molla"

Un occhio non esperto non se ne accorgerebbe ma tutte quelle torrette hanno un difetto di progetazzione chiamato "jack-in-the-box", ossia "pupazzo a molla": in pratica, è legato alla modalità con cui la maggior parte dei carri armati russi caricano al loro interno le munizioni. Come si legge su Il Foglio, i proiettili si trovano tutti all'interno di "un anello" dentro la torretta. Se il nemico riuscisse a colpire un punto preciso, un po' come il punto di rottura di un bicchiere che si rompe automaticamente, questo anello con le munizioni all'interno può prendere a fuoco innescando un processo che porta all'esplosione della torretta. Può bastare un solo colpo, anche quello di un cecchino esperto.

"Ecco cosa si rischia"

"Per un equipaggio russo, se il compartimento di stoccaggio delle munizioni viene colpito, sono tutti morti", ha affermato al quotidiano italiano Robert E. Hamilton, docente dell'U.S. Army War College. Non solo, ma l'esperto spiega che la forza dell'esplosione può "vaporizzare all'istante" i soldati all'interno del tank. "Tutti quei proiettili - circa 40, a seconda che stiano trasportando un carico completo o meno - si bruceranno tutti, e moriranno tutti". Gli ucraini, con il passare delle settimane, hanno così scoperto un altro dei tanti punti deboli dei nemici russi e adesso cercano di sfruttarlo a loro favore. Non è un caso che dopo un mese e mezzo di conflitto, la Russia abbia già perso molto più di 500 carri armati come ha sottolineato Ben Wallace, ministro della Difesa britannico.

Il colpo "letale"

C'è da dire, però, che anche gli ucraini possiedono alcune varianti dei T-72 russi che hanno lo stesso tipo di problematica solo che, numeri alla mano, quelli dei russi sono molto più numerosi ed è per questo motivo che hanno subìto le perdite più ingenti. Invece, i carri armati occidentali hanno le munizioni che possono essere conservate anche in un ripiano al di sotto della torretta così da non essere vulnerabili nel caso in cui il nemico riuscisse a beccare esattamente quel punto di cui parlavamo prima. Gli M1 Abrams degli americani, invece, "separavano l'equipaggio interno dalle munizioni immagazzinate", spiega Hamilton, progettati "per essere più forti rispetto alla corazza superiore, in modo che se le munizioni si dovessero bruciare, l'esplosione verrebbe incanalata verso l'alto attraverso i pannelli antiesplosione, piuttosto che nel compartimento dell'equipaggio".

La differenza con i tank russi

L'unico vantaggio dei carri armati russi è che sono stati progettati per essere più rapidi e veloci e molto potenti quando si apre il fuoco. Non hanno tenuto conto, invece, della "sopravvivenza complessiva", come la chiama l'esperto americano. "I carri armati russi tendono a essere più leggeri e più semplici, e hanno un'armatura più sottile e meno avanzata dei carri armati occidentali".

Secondo Samuel Bendett, consulente del "Center for Naval Analyses", istituto di ricerca no profit americano, i nuovi T-72 russi hanno maggiori protezioni ma il meccanismo della torretta rimane sempre uguale, con proiettili e un anello al suo interno. Per la Federazione Russa "le persone sono sacrificabili come la macchina", afferma Bendett. "I russi lo sanno da 31 anni: hanno solo scelto di non occuparsene".

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