La Dubai del Caucaso

La capitale dell’Azerbaigian si affaccia sul Mar Caspio ricco di petrolio e gas. E nutre aspirazioni cosmopolite

La Dubai del Caucaso

BAKU - La capitale dell’Azerbaigian è la Dubai del Caucaso. Baku, che si affaccia sul Mar Caspio ricco di petrolio e gas, nutre aspirazioni cosmopolite con oltre due milioni di abitanti.

L’ex repubblica sovietica dell’Azerbaijan ha fatto passi da gigante negli ultimi 20 anni. Nella capitale le nuove, scintillanti torri a vela di uffici e alberghi svettano verso il cielo mescolandosi con le mura della città vecchia. I negozi di Armani, Gucci e Dolce Gabbana, la pubblicità delle cucine Scavolini ed il concessionario Lamborghini dimostrano la penetrazione del made in Italy molto amato dagli azeri.

La popolazione è musulmana, ma non integralista. Per le vie di Baku è normale il contrasto fra ragazze velate e coetanee in minigonna.

Il 18 maggio la capitale azera ha ospitato il terzo forum mondiale sul dialogo interculturale, nell’avveniristica costruzione dedicata allo scomparso padre-padrone dell’Azerbaigian, Heydar Aliyev, che ha passato il testimone al figlio. Il presidente Ilham Aliyev ha inaugurato il forum davanti ad oltre 500 delegati parlando dell’ “Azerbaigian al crocevia di civiltà, culture e religioni fra l’Europa e l’Asia”. Il paese, con una settantina di oppositori in galera, non è la democratica Svizzera, ma neppure la Corea del Nord. Una fonte attendibile che vive a Baku non ha dubbi: “I problemi ci sono dalla svalutazione che comincia a far pesare i grandi investimenti di immagine come i giochi europei alla corruzione e allo scontro fra la vecchia guardia dei tempi sovietici ed i nuovi tecnocrati”. Il rischio è che “un’alternativa all’attuale sistema potrebbe far piombare il paese in scenari siriani o ucraini nel cuore energetico del Caucaso con effetti devastanti per tutti”.

La popolazione è musulmana, in gran parte sciita con sacche sunnite soprattutto al nord. Fra i 200 e 400 azeri sono andati a combattere la guerra santa in Medio Oriente. In Siria qualcuno ha imbracciato le armi anche dalla parte di Assad, con i miliziani sciiti Hezbollah appoggiati da Teheran. Nel confinante Iran vivono 20 milioni di azeri considerati, però, una spina nel fianco dagli ayatollah.

A parte qualche cellula integralista wahabita ed i tentativi di infiltrazioni di predicatori estremisti l’Azerbaijan è uno stato laico e gran parte dei musulmani bevono vodka. A Baku assieme alle moschee trovi la sinagoga ed una chiesa cattolica ricostruita nel 2007, che Stalin fece radere al suolo negli anni venti.

L’Azerbaijan ha ottimi rapporti con Israele, che importa il 40% del petrolio ed in cambio mette a disposizione gli armamenti più moderni che gli azeri trovano difficoltà a comprare sul mercato europeo a causa della guerra con l’Armenia per il Nagorno Karabak.

“Il rapporto fra Italia e Azerbaijan è strategico nel settore dell’energia soprattutto in conseguenza della crisi in Libia. Il petrolio di Baku, che importiamo quest’anno, rappresenterà il 20% del nostro fabbisogno nazionale” spiega l’ambasciatore Giampaolo Cutillo. Il paese sul Mar Caspio nel 2014 è stato il nostro primo fornitore di greggio superando anche la Russia. Il grande giacimento Shah Deniz 2, al largo di Baku (16 miliardi di metri cubi all’anno), pomperà il gas per l’Italia. Il gasdotto strategico Tap, attraverso Grecia e Albania, arriverà in Puglia nel 2019.

Nonostante la crisi economica si faccia sentire anche a Baku, l’Azerbaijan ha investito 8 miliardi di

dollari per i giochi olimpici europei che si apriranno il 12 giugno. Un evento sportivo di prestigio e d’immagine, che ha attirato richieste di boicottaggio dei gruppi in difesa dei diritti umani, per ora, con scarso successo.

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