I renziani liquidano la minoranza: "L'ultimatum non è ricevibile"

I fedelissimi di Renzi respingono l'aut aut della minoranza dem: "Mai visto tanto odio per il segretario". Il Pd è sempre più ai ferri corti

I renziani liquidano la minoranza: "L'ultimatum non è ricevibile"

La possibilità di mantenere il Partito democratico unito è solo nelle mani del segretario Matteo Renzi. Dall'assemblea della minoranza dem arriva un appello-avvertimento al segretario del partito: convochi una conferenza programmatica, domani durante l'assemblea, fissi le primarie in autunno, si impegni a sostenere il governo Gentiloni, e la scissione non ci sarà. La palla sta nel campo del segretario, insomma, come sottolinea anche Massimo D'Alema.

"Ultimatum non ricevibili" per la maggioranza Pd che risponde con il vice segretario, Lorenzo Guerini: "Questa mattina toni e parole che nulla hanno a che fare con una comunità che si confronta e discute". Rincara la dose il senatore renziano, Andrea Marcucci: "D'Alema ha già scelto la scissione radunando i suoi. Gli altri seguiranno? Sta a voi Emiliano, Rossi, Speranza, decidere". Le trattative sono ora condotte direttamente da Matteo Renzi che chiama, uno ad uno, gli esponenti della minoranza. Ieri ha sentito il governatore della Puglia, Michele Emiliano, oggi è stata la volta di Roberto Speranza. "Mi ha chiamato Renzi - spiega Speranza - gli ho detto che questa scissione c'è già stata" nei contenuti "ma pare che lo vediamo solo noi. Per evitare che, oltre alla scissione sui contenuti, ci sia anche quella formale, Renzi deve rispondere domani alle istanze della sinistra interna: pieno sostegno al governo Gentiloni e congresso nei tempi dettati dallo statuto". D'accordo con lui, il governatore della Puglia: "Se Renzi domani all'assemblea del Pd concorderà su una conferenza programmatica a maggio e sulle primarie in autunno è esclusa l'ipotesi di una scissione".

Il governatore pugliese è apparso il più "morbido" tra i tre candidati anti Renzi. In mattinata, con un post su Facebook, ha assicurato di aver convinto Renzi sulla necessità di non procedere al congresso-conta in tempi tanto rapidi e di andare a votare nel 2018. Bersani, però, lo stoppa: "A dirlo dovrebbe essere Renzi e non Emiliano". Secondo quanto si apprende, però, il segretario non ha aperto fino ad ora alla possibilità di spostare il congresso a dopo le amministrative che si terranno tra maggio e giugno. "Mai visto tanto odio per il segretario Renzi - commenta il deputato renziano Ernesto Carbone neanche a Pontida o in un meetup Cinque Stelle, dai 101 del Capranica ai 121 del Vittoria". E la deputata Anna Ascani fa eco: "Nel nostro immobilismo tattico siamo incomprensibili per chi ci guarda da fuori. Sicuri che la parola giusta sia fermiamoci?".

Infine sull'ipotesi di scissione arriva il commento di Matteo Orfini: "Che c’entra il congresso con il governo? Nulla. Il governo Gentiloni è il nostro governo. Lo sosteniamo ogni giorno in Parlamento e continueremo a farlo fino a quando il Presidente della Repubblica considererà conclusa la legislatura. Vedo che addirittura si minaccia la scissione nel nome del governo. Ed è una tesi piuttosto incomprensibile: si uscirebbe dal Pd - che vota la fiducia al governo - per fondare un nuovo partito con forze che sono all’opposizione, e che contrastano duramente Gentiloni ogni giorno.

È vero semmai l’esatto contrario: la scissione finirebbe per restringere il consenso parlamentare al governo e, quindi, lo metterebbe a rischio. Una discussione congressuale seria e ordinata che preservasse l’unità del Pd, invece, stabilizzerebbe il quadro politico e di conseguenza anche il governo".

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