Il rischio di escalation

Kiev chiede alla Nato la "No fly zone". I timori di Scholz per possibili incidenti. Macron: "Prossimi giorni i più duri". Lavrov come Biden: "La terza guerra mondiale sarebbe nucleare"

Il rischio di escalation

Ora l'incidente fatale capace di condurci dai fronti dell'Ucraina all'«ultima spiaggia» dell'ecatombe nucleare non è più un timore, ma un'eventualità. La catastrofe può arrivare da quei cieli dove il presidente ucraino Zelensky chiede alla Nato l'instaurazione una «no fly zone» che implicherebbe lo scontro con gli aerei russi. Ma anche lungo quei confini di terra polacchi dove il transito di armi occidentali può far scattare una rappresaglia russa. E a far correre un brivido lungo la schiena di tutti ci pensa il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov spiegando che «la terza guerra mondiale sarebbe nucleare e devastante».

Ma prima di lui l'aveva già fatto Joe Biden sottolineando che «l'alternativa alle sanzioni è la guerra mondiale». Il doppio avvertimento arriva, non a caso, da due veterani della politica e della diplomazia formatisi negli anni più bui della guerra fredda. Sia il 79enne Biden, sia il 72 enne Lavrov, sono consapevoli di come la caduta del Muro di Berlino abbia cancellato non tanto gli strumenti, quanto gli anticorpi psicologici indispensabili a prevenire un conflitto nucleare. Nonostante la famosa «linea rossa» tra Casa Bianca e Cremlino resti operativa (al posto della telescrivente c'è una mail elettronica) l'arma nucleare non sembra più rappresentare un tabù capace di togliere il sonno. Per capirlo basta la naturalezza con cui il Pentagono ha discusso, soprattutto nell'era Trump, l'utilizzo di armi nucleari tattiche. O la recente decisione del presidente Putin di rimettere in allerta il sistema di deterrenza nucleare. Una mossa preceduta dalla frase con cui, già anni fa, si disse pronto all'uso dell'atomica in caso di attacco. «L'aggressore deve sapere - dichiarò nel 2018 - che il castigo è inevitabile e sarà ridotto in cenere. Mentre noi, vittime dell'aggressione, andremo in paradiso».

Dall'altra parte della barricata non va meglio. Il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba ribadiva, ieri, di aver chiesto alla Nato l'introduzione del «no-fly zone» aggiungendo che la richiesta è sotto esame. In verità già lunedì la portavoce della Casa Bianca Jen Psaki aveva escluso l'eventualità spiegando che l'interdizione dei voli russi «porterebbe a un scontro diretto e a una potenziale guerra con la Russia». Un «no» ribadito anche dal Segretario generale della Nato. «Il Patto Atlantico - afferma Jens Stoltenberg - non manderà il suo esercito e aerei nello spazio dell'Ucraina».

Ma il bluff ucraino, rilanciato anche in una telefonata al cancelliere tedesco Olaf Scholz, punta a tener viva l'idea, nella speranza che le anime più irriducibili della Nato si decidano a sostenerla. E il temperamento bellicoso di una Polonia che nei giorni scorsi si diceva pronta a fornire ai piloti ucraini alcuni vecchi caccia contribuisce a innalzare l'allarme. Anche perché un intervento russo rivolto ad abbatterli subito dopo il decollo dalle basi polacche innescherebbe l'articolo 5 dell'Alleanza Atlantica che impone a tutti gli alleati di correre in soccorso della Polonia. E la guerra mondiale sarebbe ad un passo. Ma anche senza «no-fly zone» e senza gli azzardi di Varsavia i rischi non mancano. Ieri la Svezia ha denunciato la violazione del proprio spaio aereo da parte di quattro caccia russi. Il presidente francese Macron raccomanda ai generali massima vigilanza e «autocontrollo» in tutte le zone di contatto con i russi ricordando che ci sono già state «frizioni con le forze russe».

«I prossimi giorni saranno ancora più duri», insite l'inquilino dell'Eliseo. Frizioni rese più probabili dall'incessante pattugliamento aereo dei cieli baltici e dalle operazioni di difesa condotte dalla Nato al confine orientale. Anche perché da quel confine passano le armi europee e americane destinate agli ucraini che le forze speciali russe potrebbero decidere di intercettare in territorio polacco. Un rischio evocato dal vice ministro degli esteri russo Alexander Grushko.

«Siamo assai preoccupati dai programmi di consegna degli armamenti in questa situazione - ammonisce Grushko - tutto diventa pericoloso, non ci sono garanzie che possano escludere incidente». Incidenti capaci condurci verso una guerra mondiale. O peggio.

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