Moratti, contropiede sull’arbitro: "Il Barça non lo condizionerà"

Si è scatenata la guerra mediatica su De Bleeckere, quello che espulse Materazzi a Liverpool. Il pressing catalano: "Speriamo sia neutrale"

Moratti, contropiede sull’arbitro: "Il Barça non lo condizionerà"

Gli spagnoli, anzi i barcellonisti non sanno più come caricare l’ambiente. I più sportivi si limitano all’enfasi: «Sarà la partita del secolo», «Il più grande spettacolo del mondo». C’è paura, brivido dietro alla schiena, sensazione di scarsa tranquillità: il 3-1 dell’Inter pesa. Ed allora i più furbi, insomma quelli che conoscono bene il border line del calcio, non prendono scorciatoie. Parliamo di arbitri e non sbagliamo. Che battaglia sia! Su tutto il fronte. Ma con noi italiani hanno vita dura. Siamo campioni del mondo anche in materia. Nemmeno il tempo di chiudere la partita d’andata ed erano già bocche da fuoco da una parte e dall’altra. Naturalmente con Mourinho in prima fila. E il connazionale suo (e di Figo, ministro degli esteri nerazzurro) l’arbitro Benquerenca imputato. Ora, in attesa del veleno della vigilia, l’Uefa ha preso contromisure e inviato gli ispettori per un controllo antidoping a dieci giocatori del Barcellona (non sia mai) e Xavi ha giocato in contropiede e lanciato l’idea: «Speriamo in un arbitro neutrale, perché quello dell’andata ci ha danneggiato». Ibrahimovic ha fatto il controcanto («Loro hanno giocato bene? Macché, noi male») con un certo snobismo su Mou, il grande provocatore. «Di quello non parlo».

C’era il rischio di diventare un punching ball, ma niente paura: l’Inter ha messo niente ad azionare la contraerea. È sceso in campo Moratti in prima persona, costretto ad essere iperattivo negli ultimi tempi (vedi caso Balotelli). Capirete! Ieri mattina il presidente e i tifosi suoi si sono alzati credendo di vedere un cielo pieno di stelle: la finale di Champions ad un passo, lo scudetto pure, il grande slam anche. E, invece, piovevano pietre: la Roma che si imbufalisce per l’arbitro Damato, il suddetto arbitro che da tempo ammicca al tifo suo, gli ultrà laziali che vogliono imporre ai propri giocatori di perdere con i nerazzurri per affondare i romanisti. E così lo scudetto nerazzurro ne uscirebbe macchiato. Il sorriso è subito sparito.

Il tempo di trovarsi un microfono sotto il naso ed è stato contrattacco: il presidente ha rispedito i sospetti ai mittenti. Scudetto? «Un punto in più, o uno in meno, conta poco in campionato. Ci sono tre partite». Eppoi il piattino avvelenato al Barça: «Gli spagnoli stanno cercando di mettere un po’ di pressione all’arbitro. Credo sia normale. Ma credo anche che l’arbitro non si lasci condizionare da una campagna di stampa. È bravo e di grande esperienza: saprà ben condurre la partita. L’Inter andrà al Camp Nou per giocare, non per fare altro».

In tutto questo, Moratti ha evitato di ricordare che il belga è stato l’arbitro dell’Anfield Road (febbraio 2008), andata degli ottavi di Champions, quando il Liverpool vinse 2-0 e Materazzi venne espulso nel finale del primo tempo, dopo aver subito due cartellini gialli molto discussi per falli su Torres. Naturalmente ne seguirono un gran strepitare interista e l’occasione per incrinare la panchina di Mancini. Ora la designazione si può leggere da due lati. Lato A: De Bleeckere dovrà contenersi per evitare altre critiche. Lato B: il belga potrà mai dimenticare un conto in sospeso?

Finora la squadra nerazzurra non ha potuto lamentarsi degli arbitraggi europei, insomma nessun complotto. Al massimo i complotti sono interni, quando non ci mette mano la cattiva sorte. L’infortunio a Sneijder tiene tutti in attesa: migliora la faccia dell’olandese ed anche la relativa percentuale circa la sua presenza. Scende, invece, quella che riguarda Balotelli. Moratti ha giocato con le parole, ma non tanto. «Non scommetterei troppo sulla presenza di Mario a Barcellona», ha annunciato. Per poi correggere la rotta. «Ma credo possa esistere ancora una possibilità che segua la squadra. Anche se sarà più facile che tutto si rimargini dopo la semifinale».
Par di capire che il patron si sia rassegnato all’idea di tenere Balotelli ancora nell’angolo. In questo momento Moratti è ostaggio di Mourinho, anche se non ha gradito di dover intervenire per sedare le risse verbali e oltre.

L’idea di cedere il grande Peccatore è quella più in voga (si sono fatte sotto Samp, Genoa, Brescia, Arsenal), ma il padrone vuol metter tutti davanti alle responsabilità.

Anche il tecnico. Per capire, basta leggere: «La possibilità di un incontro per decidere cosa fare è un aspetto che sia l’allenatore, sia il giocatore dovranno inquadrare». E chi vuol intendere, intenda. Mourinho compreso.

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