Afghanistan, ucciso fotoreporter

Siddiqui lavorava per Reuters. Vinse il Pulitzer nel 2018

Afghanistan, ucciso fotoreporter

Nelle stesse ore in cui la Nato annuncia di aver terminato la sua missione dopo vent'anni in Afghanistan, nella provincia di Kandahar, nel sud del Paese, è stato ucciso il fotografo indiano dell'agenzia Reuters, Danish Siddiqui, 38 anni. Il fotoreporter si trovava nell'area per coprire i combattimenti tra i talebani e le forze di sicurezza scoppiati nel distretto di Spin Boldak quando è stato colpito da un proiettile, probabilmente sparato da un cecchino. Secondo il portavoce del governo provinciale, Bahir Ahmad Ahmadi, il fotografo era a Kandahar da due settimane.

La notizia della morte di Siddiqui è stata confermata anche dal portavoce del ministero dell'Interno afghano, Tariq Arian, che non ha fornito ulteriori dettagli. Il giornalista stava parlando con i negozianti locali prima che i combattimenti ricominciassero. Reuters ha riferito di non essere in grado di confermare in modo indipendente le circostanze della morte del reporter. Come ha evidenziato Najib Sharifi, capo del Comitato per la sicurezza dei giornalisti afghani con sede a Kabul, Siddiqui è il secondo fotoreporter internazionale a perdere la vita nel conflitto afghano dopo l'americano David Gilkey nel 2016.

Siddiqui nel corso della sua carriera ha documentato i conflitti in

Afghanistan, Irak, la crisi dei rifugiati Rohingya, le proteste a Hong Kong e i terremoti in Nepal. Ha fatto parte di un team della Reuters che ha vinto il premio Pulitzer nel 2018 per la copertura della crisi dei Rohingya.

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