Conte "pacifista" per invadere il Pd

Il leader M5s spinge sui temi sociali cari all'elettore dem. E ora Letta lo corteggia

Conte "pacifista" per invadere il Pd

Capovolgimento dei ruoli. Se prima della caduta del governo di Mario Draghi era Enrico Letta che voleva disarticolare il M5s attraverso la scissione di Luigi Di Maio, adesso è Giuseppe Conte che sta provocando crepe all'interno di un Pd uscito ammaccato più che mai dalle elezioni del 25 settembre scorso. Dall'offensiva sulla pace in Ucraina all'agenda sociale, il leader del M5s addirittura sta provando a incunearsi tra le divisioni dei dem in crisi di identità, già alle prese con i preparativi del congresso che si svolgerà in autunno.

Sembrava incredibile fino a prima del risultato delle politiche, ma ora è Enrico Letta a inseguire, a corteggiare di nuovo l'avvocato del popolo italiano, dopo averlo scaricato all'indomani della fine dell'esecutivo Draghi. Letta parla di «un'opposizione dura e unita» al futuro di centrodestra. Da Che tempo che fa, tribuna privilegiata per gli elettori di sinistra, dice che i grillini hanno «svolto un ruolo importante», ammette che hanno «preso voti da sinistra» e sottolinea come Pd e Cinque Stelle governino insieme in alcune regioni, come il Lazio dell'ex segretario Nicola Zingaretti.

Conte, dal canto suo, rinato dopo il voto di settembre, continua a ripetere che «siamo noi il riferimento dei progressisti». Il vicepresidente del M5s Riccardo Ricciardi bolla come «tardivo» l'appello unitario di Letta. Stesso messaggio recapitato al Nazareno dall'altra vice di Conte Alessandra Todde, che dice no all'opposizione unica. Ed ecco che, davanti all'inasprimento del conflitto tra Mosca e Kiev, il leader pentastellato sembra voler approfittare delle spaccature nel Pd. Letta rinnova il suo sostegno al popolo ucraino, mentre esponenti di peso del Nazareno come Graziano Delrio sottolineano la necessità di un tavolo negoziale per fermare le bombe. Tra i dem emergono i distinguo, come quello che si è palesato giovedì al Parlamento europeo, dove sette eurodeputati del partito dell'ormai ex segretario Letta hanno votato a favore di una risoluzione dei Verdi europei per lo stop dell'invio di armi a Kiev.

Musica per le orecchie di Conte, che - dopo i bombardamenti russi sulla capitale e su altre città ucraine - continua a insistere sul pacifismo. «Condanniamo con forza l'azione della Russia, gli attacchi e i missili sulle città, la morte e la devastazione fra i civili - scrive l'ex premier sui social - è urgente che l'Europa prenda in mano la situazione per fermare la guerra». Poi prosegue, evocando negoziati: «L'unica strada che può portarci a una via d'uscita rispetto a un conflitto che sta sfuggendo di mano e sta assumendo ogni giorno proporzioni sempre più vaste e incontrollabili è imprimere una svolta in direzione di un negoziato di pace». In un'intervista a El Pais Conte sferza Giorgia Meloni: «Se continua a strizzare l'occhio a Orban, l'Italia sarà marginale in Europa».

Invece, nei confronti del Pd, la strategia dei grillini è così esplicitata da diverse fonti vicine al leader. «Aspettiamo il congresso, siamo pronti a dialogare con una nuova leadership progressista», la linea dei dirigenti contiani. Che tradotto con parole più spicciole significa auspicare una «svolta a sinistra»: un Pd sempre più ridimensionato e addirittura inglobato in una federazione giallorossa a guida Conte. Uno schema con una personalità alla Elly Schlein come segretaria e l'avvocato di Volturara nelle vesti di federatore.

Ma d'altronde ora il M5s appare in una posizione win-win nei confronti del Pd. Perché, con una guida riformista, prendiamo Stefano Bonaccini, Conte continuerebbe a presidiare il campo della sinistra. Intanto oggi il giurista pugliese riunisce gli eletti. Obiettivo? Andare in fondo a sinistra.

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