"Falso dire che si spacca l'Italia"

Salerno: "Ora si colma una lacuna del 2001"

"Falso dire che si spacca l'Italia"

Sullo scenario politico, da un paio di giorni, ha fatto irruzione l'autonomia differenziata. Il governo ha approvato il disegno di legge, voluto fortemente dalla Lega e scritto dal ministro Roberto Calderoli. Per il centrodestra è la premessa a una rivoluzione copernicana dell'apparato statale, mentre per le opposizioni si tratta di un progetto che spaccherebbe l'Italia. «In realtà, è un atto indispensabile perché consente di avere un quadro omogeneo per l'attuazione dell'autonomia differenziata», spiega Giulio Salerno, ordinario di Istituzioni di diritto pubblico presso l'Università di Macerata. «In questo modo si colma una lacuna perché nella Costituzione modificata del 2001 dal centrosinistra non si prevedeva una legge generale di attuazione che è indispensabile per assicurare omogeneità al procedimento dell'autonomia differenziata», sottolinea il docente che ricopre anche la carica di direttore dell'Issifra (Istituto di studi sui sistemi regionali, federali e sulle autonomie) del Cnr. Salerno assicura: «Questo disegno di legge consente di attuare l'autonomia differenziata e non spacca l'Italia». Il ddl Calderoli, infatti, prevede delle garanzie finanziarie per tutte le Regioni «nonché la necessità che per legge sia coperto il finanziamento aggiuntivo per erogare i Lep (Livelli essenziali di prestazioni) in tutte le Regioni, anche per quelle che non chiedono l'autonomia differenziata». Il Parlamento può, inoltre, dare un atto di indirizzo rispetto alle singole intese «e, quindi, rispetto all'iniziale proposta di Calderoli, sono stati introdotti molti correttivi che sottolinea Salerno - assicurano anche il rispetto del principio di coesione nazionale». Ma non solo. «L'autonomia differenziata può riguardare tutte le Regioni e le Regioni che non la chiedono non subiranno una riduzione dei finanziamenti». Un'altra garanzia è che i Lep devono essere stabiliti prima dell'avvio dell'autonomia differenziata che, come spiega Salerno, «non può partire nemmeno fin quando non viene assicurato anche il finanziamento dei Lep». Il finanziamento deve essere stabilito sulla base dei fabbisogni standard e non più sulla spesa storica.

Il disegno di legge del governo arriva dopo un immobilismo ventennale. Dal 2001 in poi, la promessa di attribuire maggiori competenze alle Regioni, non si è concretizzata «e, in gran parte, - sentenzia il direttore dell'Issirfa-CNR - è rimasta sulla carta». Non c'è mai stata una spinta a definire i Lep «perché molto è rimasto nelle mani dello Stato» e sono stati stabiliti solo i Lea, ossia i Livelli essenziali di assistenza che riguardano il settore della sanità.

«Per il resto, ne sono stati previsti solo in altri tre o quattro campi come gli asili nido, le politiche attive del lavoro e l'istruzione professionale», aggiunge Salerno che ribadisce: «Non era una questione di soldi, era una questione di potere». Insomma, se il potere era nelle mani dello Stato, che bisogno c'era di stabilire i Lep? Nessuno

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