Mes, Salvini va all'attacco di Conte: "Fuorilegge se va a Bruxelles senza voto del Parlamento"

Il leader della Lega, Matteo Salvini, torna a chiedere il voto delle Camere sul ricorso al Mes prima della prossima riunione del Consiglio europeo. E il governo resta diviso sulla eventuale attivazione del Fondo Salva Stati

Mes, Salvini va all'attacco di Conte: "Fuorilegge se va a Bruxelles senza voto del Parlamento"

Il Parlamento voti sul ricorso al Mes prima del Consiglio europeo del prossimo 23 aprile. È la richiesta del leader della Lega, Matteo Salvini, che oggi in una conferenza stampa trasmessa in diretta su Facebook è tornato ad attaccare il premier Giuseppe Conte sull’utilizzo del Fondo Salva Stati per affrontare la crisi economica generata dall’epidemia di coronavirus.

"Chi va a Bruxelles senza il voto del Parlamento è fuorilegge: se invece si vota a favore del Mes, è democrazia", dice Salvini, che invoca un passaggio alle Camere prima della prossima riunione dei capi di Stato e di governo dei 27. "Mi aspetto – insiste - che qualcuno ai piani alti faccia rispettare la legge Moavero del 2012, secondo cui prima del Consiglio europeo il premier deve raccogliere l'indirizzo del Parlamento". Il riferimento è al Colle.

"L'auspicio è che ci sia un intervento autorevole di chi è garante della costituzione e della democrazia", incalza anche il capogruppo della Lega al Senato, Massimiliano Romeo."Sul Mes come su qualsiasi altro tema rivendichiamo il dovere e il diritto di esprimerci con un voto", ha ribadito Romeo, che avverte: "Il Covid non sia lo strumento per qualcuno per togliere libertà, garanzie e tutele ai cittadini e all'Italia". "Dopo la censura alla Camera, governo e maggioranza mettono il bavaglio anche in Senato impedendo un legittimo voto, previsto dalla legge, per dare indirizzo e mandato politico al presidente del Consiglio in vista del prossimo consiglio europeo del 23 aprile", denuncia il senatore leghista.

Ma Palazzo Chigi ha già chiarito che un eventuale voto ci sarà soltanto alla fine della trattativa con l’Ue. Ad escludere un passaggio in Parlamento prima della riunione dei leader Ue della prossima settimana, stamattina, è stato anche il ministro per gli Affari regionali e le autonomie, Francesco Boccia. "Il Parlamento deciderà se utilizzare e a quali condizioni gli strumenti che l'Europa ci metterà sul tavolo", ha detto ai microfoni di La7. Quindi, soltanto dopo la riunione del prossimo 23 aprile.

"Vediamo quale sarà la discussione sul Mes – ha aggiunto - non c'è ancora stata". "Io penso che abbia molto senso fare questa discussione e dare ulteriori contributi al presidente del Consiglio nel fare il passaggio in Consiglio europeo e poi portare le proposte del Consiglio europeo al Parlamento – ha concluso Boccia - il Parlamento poi deciderà se e a quali condizioni utilizzare gli strumenti che l'Europa ci metterà sul tavolo".

Intanto la questione di un’eventuale attivazione del Mes continua a dividere la maggioranza. Possibilisti Pd e Italia Viva, mentre resta categorico il no dei Cinque Stelle. Un no "definitivo" assicura ad Agorà il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli. "Al momento non c'è alcun documento che dimostri che non ci sono condizionalità", ha detto. "E poi - ha ricordato – il Mes richiede un passaggio parlamentare".

Di tutt’altro avviso però il capogruppo dei Dem al Senato, Andrea Marcucci. L’accesso ai fondi senza condizionalità da utilizzare per le spese sanitarie secondo il senatore è una "grande opportunità". "A me pare sbagliato rifiutarla", afferma intervistato dal Corriere della Sera. Ettore Rosato, presidente di Italia Viva, attacca i grillini e parla di "dichiarazioni suicide" sul Mes.

A chiedere il voto in Parlamento prima del vertice di Bruxelles è stata anche Giorgia Meloni. "Avrebbe rafforzato il ruolo del premier al Consiglio Europeo", ragiona la leader di Fratelli d’Italia. "Noi siamo sempre stati favorevoli all'utilizzo di un fondo senza condizioni da destinarsi alla sanità, è nell'interesse degli italiani", ha detto invece il vicepresidente di Forza Italia, Antonio Tajani, ospite di Agorà su Rai3.

"Se ci sono 35-36 miliardi da utilizzare perché non utilizzarli, poi è ovvio che bisogna vedere quale sarà l'accordo finale", ha commentato il numero due degli azzurri, chiarendo come il partito, in questo senso, non ha "pregiudizi".

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