Il "Partito del No" a caccia di un leader

C'è un partito del 30% in cerca d'autore. È una buona notizia, quella che spunta dalle macerie lasciate dal referendum grillino

Il "Partito del No" a caccia di un leader

C'è un partito del 30% in cerca d'autore. È una buona notizia, quella che spunta dalle macerie lasciate dal referendum grillino. Un italiano su tre, di destra e di sinistra, non vuole cedere alla onnivora tentazione populista di fare a brani la democrazia italiana, com'è nei piani dei Cinque stelle e come in fondo spera anche il Pd, che ha annusato l'aria di vittoria e si è accodato last minute al referendum taglia poltrone dopo aver detto in aula peste e corna della riforma. Mentre i signori del Sì si sbranano per intestarsi la vittoria, con la Lega che - per dirla con le parole di Roberto Calderoli - parla di «sogno portato avanti con ostinazione in quasi tre decenni», ci sono 7,5 milioni di italiani senza padrone, parenti stretti degli 8 milioni di voti schizzati via da Grillo dopo le troppe piroette che hanno ormai snaturato il Movimento. È un' Italia smarrita e disillusa, che non vuole restare impotente alla polverizzazione della democrazia. «È qualcosa di simile a quel che accadde nei primi Anni Settanta con la maggioranza silenziosa», scrive il parlamentare azzurro Andrea Cangini su Huffington Post, sono «un capitale da apprezzare e, soprattutto, da mettere a frutto». Politicamente, il M5s originario è morto (e si vede dai numeri impietosi raccolti alle Regionali) ma ha trascinato con sé l'impalcatura istituzionale. Per la conta dei danni ci vorrà del tempo, senza contare i guasti alla rappresentatività che innescherà la prossima legge elettorale. E Calderoli lo sa bene: «Ora che c'è un Parlamento più snello, non si rovini tutto con una legge elettorale proporzionale che farebbe governare le solite ammucchiate di partiti che perdono le elezioni e poi governano senza averle vinte», proprio come con l'alleanza Pd-M5s, che adesso minaccia una pericolosa «stagione delle riforme». Chissà se spunterà fuori di nuovo la proposta grillina che mescola il cosiddetto panachage (cioè il voto disgiunto a un partito e la preferenza a un candidato di un'altra lista) con il voto «negativo», che potrebbe dare all'elettore la facoltà di penalizzare i politici sgraditi. Una bestemmia. Non sarebbe un'elezione, ma una sorta di nomination alla Grande Fratello. È questa l'idea grillina della democrazia che spaventa almeno un italiano su tre. Già.

Serve una «forza tranquilla», ossimoro che il pubblicitario francese Jacques Séguéla aveva scippato al socialista Léon Blum per regalarla all'ex presidente François Mitterand, qualcuno che abbia voglia di piantare un albero da frutta nel deserto dell'antipolitica. Per dare agli italiani disillusi un buon motivo per recarsi alle urne. Diceva Winston Churchill: «Serve il coraggio per alzarsi e parlare, ma anche il coraggio di sedersi ed ascoltare».

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