Quanto ci è costato il rilascio? È giallo sul riscatto di Greta e Vanessa

Gentiloni in: "Sul riscatto solo illazioni". Ma secondo fonti qualificate una contropartita (non solo in soldi, ma anche in termini di scambio di "favori") ci sarebbe stata eccome

Quanto ci è costato il rilascio? È giallo sul riscatto di Greta e Vanessa

Continuano a rincorrersi conferme e smentite, anche tra gli stessi jihadisti, sul pagamento di un riscatto per la liberazione di Vanessa Marzullo e Greta Ramelli. Un account Twitter riconducibile ai miliziani siriani del Fronte al Nusra smentisce che il gruppo legato ad al Qaeda abbia ricevuto 12 milioni di dollari dall’Italia. "Il motivo dell'arresto è che molti agenti dei servizi segreti occidentali entrano (in Siria, ndr) come operatori umanitari - ha twittato Abu Khattab al Shami - le due ragazze sono state prese e sono state interrogate. E poi sono state rilasciate". Ma molto di questo scarno comunicato non torna. Oltre cinque mesi per capire che le due volontarie non sono spie? È bastata una pacca sulla spalla e via? Eppure negli ultimi mesi gli Stati Uniti hanno accusato a più ripresi l'Italia di finanziare il terrorismo islamico pagando i riscatti.

La giornata più lunga e difficile è stata domenica scorsa. È stato in quel momento che la trattativa per il rilascio di Greta e Vanessa, intessuta per mesi dagli 007 e dalla diplomazia, è arrivata a un passo dalla conclusione. Ma è stato anche il momento in cui si è temuto potesse saltare. Ora che le due volontarie sono atterrate all'aeroporto Ciampino, l'opinione pubblica pretende di sapere la verità. Si parla di un riscatto milionario pagato dal governo italiano. Ieri sera un account Twitter legato ai ribelli anti regime ha fatto sapere che nelle casse dei jihadisti sono finiti 12 milioni di dollari. Oggi il Fronte al Nusra ha smentito tutto. Anche il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha assicurato alla Camera che si tratta "solo di illazioni". "Siamo contrari al pagamento di riscatti - ha spiegato - nei confronti degli italiani presi in ostaggio la priorità è indirizzata alla vita e all'integrità fisica". Ma il dubbio resta. E resterà anche dopo l'interrogatorio del procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dai sostituti Sergio Colaiocco e Francesco Scavo. Al termine delle audizioni i verbali, come da prassi, saranno secretati.

Secondo una prima ricostruzione dei fatti, le ragazze sarebbero state sequestrate da un gruppo islamista che, avendo la necessità di nascondigli ben protetti e soprattutto di uomini ben armati e in grado di gestire un sequestro di quella portata, si sarebbero subito appoggiati a quelli di al Nusra. "Proprio questo rappresenterebbe l’unico elemento 'positivo' di questi mesi in quanto - sottolineano le fonti - Vanessa e Greta non sarebbero mai finite nelle mani dell’Isis né nei territori da loro controllati". Una circostanza che sarebbe confermata da presunti simpatizzanti dello Stato islamico che in rete, subito dopo la notizia della liberazione, avrebbero accusato quelli di al Nusra di "aver venduto le due donne occidentali". Sin dalle primissime settimane dopo il sequestro l'intelligence italiana erano riusciti a trovare il "canale" giusto con cui parlare. "L’interlocutore - dice una fonte qualificata - è stato sempre lo stesso fin dall’inizio della vicenda". E questo ha permesso ai nostri 007 di "monitorare" costantemente le cooperanti per tutta la durata della trattativa e di avere diverse prove che fossero in vita. "Abbiamo sempre avuto la certezza - aggiunge la fonte - che la trattativa fosse sui binari giusti".

"Se il pagamento fosse confermato - ha tuonato a caldo il leader del Carroccio Matteo Salvini - sarebbe uno schifo". Il leghista non è il solo a voler sapere la verità. Per il momento nessuna fonte conferma ufficialmente che ci sia stato uno scambio di denaro, anche se più d’uno ammette che una contropartita - non solo in soldi, ma anche in termini di scambio di "favori" - c’è stata.

Quale che sia, gli ultimi tre giorni sono stati quelli decisivi: quando domenica è arrivato il via libera, Vanessa e Greta sono passate di mano in mano fino ad arrivare, ieri pomeriggio, alla frontiera siriana e consegnate a chi le avrebbe riportate (salve) in Italia.

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