Quel vizietto di "gonfiare" le cartelle

Molti enti affidano la riscossione a privati che guadagnano sulla quantità delle pratiche completate

Quel vizietto di "gonfiare" le cartelle
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Analizzando i numeri, le misure del governo in merito al delicato aspetto della riscossione dei debiti fiscale risultano più che mai necessarie. In particolare, la possibilità di stralciare le cartelle dopo cinque anni e un significativo allungamento delle rateizzazioni, che può estendersi fino a dieci anni, costituiscono un serio tentativo di affrontare con decisione l'enorme magazzino della riscossione che ha oramai superato 1.200 miliardi, ossia oltre 100 miliardi superiore alla spesa pubblica del 2023.

Tuttavia, ancora molto deve essere fatto per riportare entro proporzioni ragionevoli un arretrato debitorio che fino ad ora ha visto il Fisco comportarsi come l'Achille che rincorre vanamente la tartaruga. Infatti, alla fine dello scorso anno Ernesto Maria Ruffini, direttore dell'Agenzia delle Entrate, ha definito ingestibile la situazione, con un indice medio della riscossione degli ultimi vent'anni del 12-13%. Tant'è che alla fine del 2023 l'Agenzia stimava in circa 115 miliardi le somme realisticamente incassabili. In soldoni, su 100 euro accertati, lo Stato ne incassa 12-13 dopo 10 anni e a malapena 30 dopo 20 anni. Quindi è evidente che, in assenza di provvedimenti drastici, i debiti fiscali tenderanno sempre a crescere a dismisura senza però alcun effetto positivo sui conti pubblici.

Tutto ciò avviene perché nove casi su dieci rappresentano riscossioni impossibili. Nel magazzino fiscale ci sono 156 miliardi a carico di società e ditte individuali fallite e ben 168 miliardi da esigere a soggetti deceduti e ditte cessate, mentre 136 miliardi sono imputati a persone nullatenenti. Inoltre, gli stessi dati sembrerebbero confermare che gran parte dell'arretrato riguarda la cosiddetta evasione per necessità, visto che delle somme effettivamente riscosse ben il 70% è costituita dai grandi evasori, debitori per cifre superiori ai 500mila euro. Di fatto il governo si trova ad affrontare un enorme problema di massa, visto che la stessa Agenzia già nel 2021 calcolava che ogni anno 7,2 milioni di italiani ricevono almeno una cartella esattoriale. Quasi metà di questa vasta platea di contribuenti, esattamente il 45%, ha accumulato debiti fiscali per un importo che però è inferiore a 50mila euro.

Ora, considerando che la parte più importante del colossale pregresso non potrà mai essere incassato attraverso un'azione coattiva a valle, occorrerebbe agire a monte, proseguendo con ancor maggiore spinta l'opera di razionalizzazione intrapresa dal centrodestra. In un sistema fiscale reso troppo complesso da una giungla di norme spesso indecifrabili, nel quale il fenomeno delle cosiddette cartelle pazze già nel maggio del 2003 il Codacons segnalava che 3,5 milioni di tali cartelle erano in circolazione - si ripete ad ondate stagionali con milioni di richieste indebite, appare inevitabile che il collo di bottiglia della riscossione coatta rappresenta un costo sociale ed economico proibitivo per l'intera collettività. Perciò, se vogliamo realmente chiudere la stagione dei condoni obbligati dalla realtà delle cose, l'obiettivo di un fisco semplificato e a misura di contribuente onesto pare l'unica strada percorribile.

Dopodiché resta tutto da sciogliere il nodo della riscossione affidata generalmente da molti enti pubblici e da gran parte delle amministrazioni locali a società private. Queste ultime, per operare, debbono essere iscritte all'Albo dei gestori dell'accertamento e della riscossione dei tributi locali. Nei fatti, tali società operano nel mare magnum delle cartelle esattoriali con una logica di mercato, se così vogliamo dire, dal momento che il loro giro d'affari è vincolato al maggior numero di riscossioni effettuate. Riscossioni che, come molti esperti del settore segnalano da tempo, vengono gonfiate ad arte e quindi rapidamente trasformate in avvisi ultimativi di pagamento.

Sotto questo profilo il contribuente non ha oggi strumenti efficaci per difendersi, evitando di farsi pignorare il conto corrente anche per somme relativamente esigue. L'unica strada possibile, soprattutto nei casi di cartelle palesemente abnormi, resta il ricorso alle Commissioni tributarie provinciali. Solo che si tratta di una opzione che nessun consulente fiscale consiglierebbe per importi relativamente modesti, in quanto i costi dei ricorsi sarebbero ben più alti di quanto richiesto dagli esattori privati.

Quindi, obtorto collo, il contribuente si trova costretto a pagare. Pare evidente che solo la saggia mano del legislatore sarebbe in grado di sanare questa diffusa e capillare stortura che riguarda milioni di cittadini.

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