Da oasi protetta a campo rom: "Rischiamo pure aggressioni"

Nel parco con vista su San Pietro è nato un villaggio rom abusivo. I residenti denunciano: "Qui è diventato invivibile, tra degrado e rischio aggressioni"

Da oasi protetta a campo rom: "Rischiamo pure aggressioni"

Una delle oasi verdi più belle della Capitale, deturpata da decine di baracche popolate da disperati. Si presenta così il Pineto, parco regionale urbano incastonato tra via Trionfale e il quartiere di valle Aurelia. Dalla parte più alta della villa si scorge in lontananza anche il Cupolone. San Pietro in linea d’aria dista da qui meno di quattro chilometri, eppure basta voltare gli occhi per imbattersi in uno scenario infernale. Entrando da via Stampini si intravedono già i primi tetti in lamiera che spuntano da un canneto. Non una manciata di casupole, ma un vero e proprio villaggio rom, con tanto di cancelli, catene, lucchetti e barriere che delimitano i diversi settori.

Per rendersi conto delle effettive dimensioni dell’insediamento bisogna addentrarsi nella vegetazione incolta. Le costruzioni abusive sono organizzate in terrazzamenti, come una vera e propria favela. Da uno dei cancelli fa capolino Giovanni, romeno di 51 anni. È arrivato nella Capitale da due lustri, ed ha sempre vissuto così, da accampato. "Mi sono trasferito qui un anno fa, dove stavo prima mi hanno sgomberato", racconta.

Giovanni è uno degli inquilini di questi monolocali ricavati con assi di legno e materiale di risulta. Come gli altri che abitano qui si guadagna da vivere rovistando nei cassonetti. "Selezioniamo la merce e poi la vendiamo nei mercatini", ci spiega mostrandoci in proventi di una giornata di lavoro: fili da cui ricavare il rame, vecchie suppellettili e indumenti ammonticchiati in ogni angolo.

Ciò che non serve più, invece, viene smaltito nella vegetazione. Il risultato è che in questo angolo del parco si incontrano diverse discariche abusive. "Qui prima ci venivamo a passeggio, a fare picnic, adesso invece chi ci passa più", spiega Stefano, storico residente della zona. Nonostante Giovanni ci assicuri che nella favela non abitino teste calde, il sentimento predominante è quello della diffidenza, se non della paura. Insomma, ormai la gente preferisce girare alla larga.

"C’è il timore di essere aggrediti o malmenati per pochi euro", continua Stefano. "Se sono da sola con i bambini preferisco fare un’altra strada, chi vive in quelle condizioni mi fa prima di tutto pena, ma la verità è che non puoi mai sapere chi ti trovi davanti", gli fa eco una mamma, scesa a prendere una boccata d’aria assieme ai figli piccoli. Il campo rom abusivo non è l’unico problema del parco. "Diciamo che questa è la ciliegina sulla torta – ironizza Angelo Belli, coordinatore territoriale della Lega – perché qui si va dalla prostituzione, maschile e femminile, alle incursioni dei cinghiali, passando per la scarsa manutenzione del verde".

Non è la prima volta che gli abusivi si stanziano all’interno dei confini della villa. "Negli anni – continua Belli – c’è stato più di uno sgombero, ma poi sono sempre tornati". Ora, però, la situazione è diventata esplosiva. "Sono sempre di più, si parla di trenta o quaranta persone – testimonia Stefano – e per noi residenti l’area è diventata inaccessibile, non sai davvero cosa ti può capitare".

"Questo è un parco regionale in un’area comunale, e questa guerra di competenze tra Comune e Regione spesso finisce in un rimpallo di responsabilità", denuncia Daniele Giannini, consigliere regionale della Lega. Abbandono e incuria, è il ragionamento del consigliere, sono alla base del problema: "Quando le istituzioni latitano, illegalità e abusivismo prendono il sopravvento".

"Non

vogliamo criminalizzare nessuno – ci tiene a precisare – ma sicuramente una situazione del genere finisce per avvantaggiare persone violente o con precedenti penali, che qui possono vivere tranquillamente da invisibili".

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