Sergio Ramelli, una targa ancora scomoda

È grave e diseducativo che giunga ai giovani il messaggio che ancora oggi possano esserci morti di serie A e morti di serie B

Domenica si è celebrato il trentaduesimo anniversario della morte di Sergio Ramelli, giovane del Fronte della Gioventù barbaramente massacrato sotto casa a colpi di chiave inglese da giovani della sinistra extraparlamentare. Il Comune ha deposto una corona in suo onore nei giardini pubblici a lui intitolati in via Pinturicchio, a dimostrazione che fortunatamente è finita l'’epoca nella quale si discriminavano i morti in base alla loro appartenenza ideologica.

L'’Istituto tecnico Molinari, da Sergio frequentato e dal quale era stato cacciato per aver criticato in un tema le Brigate Rosse, continua invece a rifiutarsi di apporre la targa in suo ricordo. E questo nonostante l'’invito rivoltogli con una mozione approvata a grande maggioranza in consiglio provinciale, due anni fa. Agli studenti di sinistra, rimasti vittime della violenza di quegli anni, sono state intitolate scuole e aule magne, a Ramelli viene negata anche una targa. Allora l'’Istituto Molinari non lo aveva difeso. Ora, a distanza di tanti anni, non lo vuole nemmeno ricordare.

È grave e diseducativo che giunga ai giovani il messaggio che ancora oggi possano esserci morti di serie A e morti di serie B.

Simbolicamente il luogo più importante dove Ramelli dovrebbe essere ricordato è proprio la sua scuola, anche perché negli anni ’70 proprio negli istituti superiori di Milano si è scatenata la peggiore intolleranza politica nei confronti dei ragazzi di destra, fatta di pestaggi, violenze, sopraffazioni spesso effettuate con il beneplacito di alcuni insegnanti compiacenti.

Ora sarebbe auspicabile che dopo 32 anni quella scuola avesse il coraggio e l'’onestà di porre fine alla logica dell'’intolleranza anche cominciando dall'’affissione di una targa in ricordo di Sergio.

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