È testa a testa ma il centrodestra mette la freccia

Massimo contro Massimo. Mesi di campagna elettorale, paginate di programmi, ore di faccia a faccia e alla fine scopri che il senso della contesa è in una singola battuta. Il candidato sindaco della sinistra a Cagliari, Zedda, liquida in questo modo l’eventualità di una missione ad Arcore: «Non andrei mai a cena con Berlusconi. Per ottenere risorse si va nei ministeri...». Non è un Renzi al sapor di mirto, dunque, il trentacinquenne vendoliano che proverà a sbancare al ballottaggio. Parte dallo 0 a 0 o quasi, ma fa più effetto dire la miseria di 413 voti di vantaggio, visto che al primo turno aveva raccolto il 45,1 per cento dei consensi contro il 44,7 del rivale Fantola del centrodestra. Il quale, a proposito di cene che contano, alla provocazione di attovagliarsi col Cavaliere risponde così: «Ho parlato al telefono con Berlusconi e quando diventerò sindaco andrò da lui perché ho bisogno di fare richieste precise per la città».
Intanto Zedda contro Fantola è stato definito il confronto modello, zero risse, accuse e colpi di teatro. Semmai, al faccia a faccia allestito da Sky è stato proprio il teatro (la platea del «Massimo» divisa tra i rispettivi supporter) a darsele verbalmente di santa ragione. Partita soft da copertina, a colpi di fioretto, con scambi di carinerie reciproche nonostante il dentro-o-fuori. Succede che il giovane consigliere di Sel dal doppio seggio in Comune e Regione porga la mano al 63enne docente universitario: «Viviamo a tre metri di distanza. Ci conosciamo. Fantola è cortese, ha stile. Conosco pure i suoi figli e nipoti». E l’altro, esponente storico dei Riformatori sardi nonché ex parlamentare, replica sulla stessa lunghezza d’onda: «Lo conosco poco. A volte ci vediamo al bar a prendere il caffè, ma mi sembra una persona per bene. Certo, è diverso da me per valori e ideali di riferimento... eppure - per uno che si presenta come il “nuovo” - fa il politico di professione e dà retta a D’Alema e Bindi».
Al di là del fair play, oggi e domani si decidono le sorti delle piccole grandi questioni a cuore dei cagliaritani, come l’edilizia per le giovani coppie, i voli low cost, la tassa sui rifiuti, l’area Tuvixeddu, la spiaggia del Poetto. A far pendere l’ago della bilancia la matematica (ir)razionale delle coalizioni ufficiali e degli apparentamenti sotterranei. Con Zedda c’è Sel, Pd, Idv, i Verdi, i Comunisti italiani e rifondaroli. Ma dalla parte del centrodestra ci si aspetta il carico di Pdl, Udc, Riformatori sardi, Mpa, Pid, La Destra e altri.

Fli finge non belligeranza, ma strizza l’occhio alla sinistra. Fantola traduce in numeri: «La città era e resta moderata, la coalizione viaggia al 53 per cento». Fosse davvero così, basta e avanza per evitare il ribaltone rosso.

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