Crisi, Draghi: "Se non succede niente, pil -5%"

Nel 2008 l’Italia è rimasta alle spalle della Spagna in termini di pil pro capite espresso in standard di potere d’acquisto piazzandosi solo al 13° posto nella graduatoria dei Paesi Ue. Draghi: "Il pil, se non continua a cadere, alla fine di quest’anno sarà sceso del 5% circa. Consumi e lavoro essenziali per la ripresa"

Crisi, Draghi: "Se non succede niente, pil -5%"

Bruxelles - Nel 2008 l’Italia è rimasta alle spalle della Spagna in termini di pil pro capite espresso in standard di potere d’acquisto piazzandosi solo al tredicesimo posto nella graduatoria dei Paesi Ue redatta e resa nota oggi da Eurostat. Intervenendo alla presentazione del Rapporto sull’economia dell’Abruzzo, il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, ha tuttavia fatto sapere che "il pil, se non succede niente, in altre parole se non continua a cadere, alla fine di quest’anno sarà sceso del 5% circa". Ma il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, assicura: "Anche se non siamo usciti dalla crisi, la parte più dura è alle spalle".

Italia fanalino di coda Secondo le prime stime elaborate dall’istituto di statistica europeo, il pil dell’Italia per abitante è risultato pari a 100 (la media Ue) contro 104 della Spagna. Ad aprire la classifica Eurostat è il Lussemburgo con 253, seguito a Irlanda, Olanda, Austria, Svezia, Danimarca, Gran Bretagna, Finlandia, Germania, Belgio, Francia e Spagna. Subito alle spalle dell’Italia si è piazzata la Grecia (95), seguita da Cipro e dalla Slovenia.

Consumi e lavoro "E' molto presto per mettere in atto strategia di uscita dalla crisi, quando il sistema bancario non è stato ancora riparato, quando il credito non è ancora tornato ad affluire all’economia", ha detto il governatore di Bankitalia secondo il quale attuare ora le cosidette exit strategy "non avrebbe nessuna credibilità, però è importante cominciare a disegnarle". Non solo. Draghi spiega, poi, che "si potrà parlare di crescita solo se queste condizioni si realizzeranno: la tenuta dei consumi e la possibile tenuta del mercato del lavoro".

Le exit strategy Draghi si chiede come uscire "da queste condizioni di politiche monetarie e fiscali straordinariamente espansive e da questa condizione che ha visto alcuni governi diventare proprietari delle banche". "Hanno intenzione - si chiede ancora - di tenersi le azioni delle banche per sempre, di nazionalizzarle? Non credo, nessuno - ha aggiunto - ha obiettivi di questo tipo. Ma la gente vuole sapere come uscire da questa situazione. È molto presto per tracciare strategie di uscita quando ancora il sistema bancario non è stato riparato; il credito non è ancora tornato ad affluire all’economia. Non avrebbe nessuna credibilità, ma è importante disegnare e cominciare a dire cosa si sta facendo. Alcuni Paesi lo stanno già facendo. Per quanto ci riguarda - continua Draghi - l’obiettivo più importante in questa situazione è chiedersi come ne usciremo. Ne usciremo allo stesso modo con cui ci siamo entrati, cioè con una crescita zero, oppure ne usciremo con una crescita più elevata? Che opportunità - chiede Draghi - abbiamo per aumentare le nostre crescite nel lungo periodo? La risposta è: riforme strutturali. La nostra crescita è piatta da un quindicennio. Però ci sono stati dei progressi, per esempio nella pubblica amministrazione, nella riforma della scuola, ma ci sono - conclude il governatore - anche tante altre cose da fare".

Berlusconi: "Passata la parte più dura" "Questa crisi si sente. Si sente eccome. Forse la parte più negativa però è alle spalle. Forse, anche se non ne siamo ancora usciti", spiega il premier Silvio Berlusconi parlando all’assemblea di Farmindustria all’Aquila. "E' chiaro che i conti delle imprese non sono più quelli di prima - aggiunge il premier - ma dobbiamo liberarci da questa cappa negativa legata al fattore psicologico della paura. Ne abbiamo tutti troppa".

"Invece nessuno deve avere paura, bisogna tornare a consumare - conclude Berlusconi - e anche noi lavoratori autonomi e imprenditori, che siamo quelli che rischiano di più, dobbiamo essere ottimisti. Per questo il Governo ha stabilito una sorta di Tremonti ter per detassare gli utili reinvestiti".

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