
Dopo quasi 24 ore di silenzio, Carlo Calenda ha annunciato la rottura dal patto sottoscritto con il Partito democratico durante l'intervista con Lucia Annunziata. Una rottura che era nell'aria da diverse ore anzi, da ieri, dopo gli accordi stretti da Enrico Letta con Nicola Fratoianni e Luigi Di Maio. "È la decisione più sofferta che ho preso da quando ho cominciato a fare politico. Ed è questo l'elemento che mi fa decidere, ho deciso di fare politica nel 2018 quando il Pd prese il minimo storico, e l'ho fatto per contrastare il populismo becero, pensavo che il Pd fosse l'unico argine, poi il Pd ha preso una strada differente", ha detto Calenda annunciando la rottura.
Il leader di Azione ha anche sferzato i suoi ex alleati: "Questa coalizione è fatta per perdere, c'era l'opportunità di farne una per vincere. La scelta è stata del Pd, e io non posso seguire una strada dove la coscienza non mi porta". Le parole di Carlo Calenda hanno invevitabilmente generato una reazione immediata di Enrico Letta che, comunque, era al corrente già da ieri di come sarebbero finite le cose con il leader di Azione dopo il patto stretto con Di Maio e Sinistra italiana: "Ho ascoltato Carlo Calenda. Mi pare da tutto quel che ha detto che l'unico alleato possibile per Calenda sia Calenda. Noi andiamo avanti nell'interesse dell'Italia".
Subito dopo la messa in onda dell'intervista su Rai3, davanti alla risposta di Enrico Letta, Carlo Calenda ha ulteriormente replicato: "No Enrico. In verità eri tu. Buon viaggio e grazie comunque per la disponibilità a discutere". Quando Calenda dice a Letta "in verità eri tu", il suo riferimento è al passaggio in cui il segretario dem scrive che l'unico di alleato di Calenda è solo se stesso. Ma anche il profilo del Pd ha replicato al leader di Azione: "Carlo Calenda parla di 'onore'. Onore è rispettare la parola data. Un accordo, una firma, una stretta di mano tra persone leali e serie: questo è onore. Il resto, compreso l'attacco alla destra e alla sinistra tutte uguali, è populismo. Populismo d'élite, ma pur sempre populismo". Controreplica di Calenda, che sembra chiudere la disfida: "Chiederei per cortesia a tutti i sostenitori di Azione di non rispondere agli attacchi. Adesso c'è solo lavoro da fare. Non ho alcuna acredine nei confronti del Pd. Solo il dispiacere per un'occasione mancata. Forza e onore".
Alla luce di questo scontro e di questa definitiva spaccatura, che potrebbe portare Carlo Calenda e Matteo Renzi a fare fronte comune nella formazione di un terzo polo, Angelo Bonelli, co-portavoce di Europa Verde e pietra della scissione della neonata alleanza, ha dichiarato: "In politica contano le relazioni tra persone e il reciproco rispetto pur nelle differenze. Per questo esprimo vicinanza e sostegno a Enrico Letta.
Continuiamo a lavorare con responsabilità per la democrazia, la giustizia sociale e ambientale, confermando la nostra alleanza. Prendo atto della scelta di Calenda che ha scelto gli interessi del suo partito anziché rafforzare il campo per battere la destra".
Sottolineo, per tutti quelli vagamente di destra che ne fossero comunque attratti, che la ragione del matrimonio non consumato col PD sta nel non voto per Draghi da parte delle sinistre incorporate nel patto. Mica ha detto divorzio perché con i comunisti sono a disagio, no, me ne vado perché hanno votato 54 volte contro Draghi.
Sekhmet.
Una volta c'era il "centro sinistra" ma ora con l'idea di Letta di mettere nel calderone "cani e porci" solo per fare voti ma senza un programma che tra l'altro non sarebbe condiviso da nessuno dei "partecipanti all'ammucchiata" rimane solo una sinistra di vecchio stampo che con tutti i problemi dell'Italia, vorrebbe fare lo "jus scholae" con soli 5 anni di elementari, clandestini a go go, spinelli liberi, e le solite patrimoniali ......reddito di cittadinanza a parte...
Ha ragione Bertinotti dicendo che Letta non ha ancora capito niente e dopo le elezioni torni in Francia che qui in Italia non lo vorrà più nessuno...
Visto che PD+Cocomeri prendono lo stesso numero di poltrone con o senza Calenda, meglio dividersi i compiti:
Calenda senza il PD può recuperare (e controllare) Renzi; loro presidieranno il centro.
Il PD senza Calenda può recuperare (e controllare) i Grullini e presidiare la sinistra.
Poi vedranno cosa hanno raccolto e spartiranno il bottino