
Hanno provato ogni strada per vincere le elezioni per il rinnovo del Senato accademico all'Università di Torino, passando anche per la violenza, ma i militanti rossi di Cambiare rotta hanno registrato un tonfo storico con appena 436 voti. Non è servito a nulla occupare per mesi gli spazi dell'Università, bloccare perfino il rettore, interrompere le assemblee non di loro gradimento, seminare il caos e cercare lo scontro con i gruppi di opposta estrazione politica: a conti fatti, valgono appena il 3% del totale. A vincere sono stati gli Studenti indipendenti con 3.960 voti mentre, appena dietro, si è piazzato Obiettivo studenti con 3.630 voti. Anche di recente, poco prima del voto, i militanti di Cambiare rotta hanno cercato di fermare un volantinaggio organizzato dal Fuan, gruppo di destra che ha triplicato le preferenze, presso il Campus Einaudi, costringendo all'intervento la Squadra Mobile e la Digos per evitare tafferugli.
Ma chi è Cambiare rotta? È un'organizzazione studentesca di stampo comunista, che segue le ideologie marxiste-leniniste e che ha alle spalle organizzazioni come la «Rete dei Comunisti» e «Potere al Popolo». Ha una ramificazione particolarmente radicata nel territorio, con cellule insediate pressoché in ogni città universitaria anche grazie alle influenze dei centri sociali locali. A Torino, Cambiare rotta è un'organizzazione attiva in ogni contesto antagonista: dalle manifestazioni pro-Cospito a quelle per la Palestina, che hanno devastato la città tra il 2023 e il 2024, il gruppo di studenti comunisti ha sfilato in gran parte delle occasioni al fianco di Askatasuna. Il che non stupisce, perché i militanti di Cambiare rotta a Torino sono assidui frequentatori del centro sociale occupato in viale Regina Margherita che il Comune guidato da Stefano Lo Russo vuole legittimare, nonostante i procedimenti penali in corso.
Quest'oggi, per altro, verrà letta la sentenza del maxi processo che vede imputati 28 militanti di Aska, per i quali sono stati chiesti 88 anni complessivi di carcere e un risarcimento di 6 milioni e 800 mila euro per le spese che lo Stato ha dovuto sostenere in Val Susa per proteggere il cantiere della Tav dalle manifestazioni violente, alle quali spesso hanno partecipato anche i militanti di Cambiare rotta.
Agli esponenti del centro sociale ha espresso la propria vicinanza anche Ilaria Salis, che dai social si è schierata «dalla parte di Askatasuna» perché, a suo dire, il processo è «un tentativo di inquadrare il dissenso in crimine, la solidarietà in pericolo»: nonostante il seggio in Europa, continua a fare antagonismo.
Alla facoltà di Ingegneria tentavano, al massimo, di venderti una copia di "Lotta comunista" (o come si chiamava il loro giornale).
Sì, Ingegneria delle tecnologie industriali.
I ciellini, che avevano la libreria Cusl come riferimento, al massimo si trovavano alla chiesa di piazza Leonardo da Vinci per le lodi mattutine, non esattamente un gruppo eversivo...
E' ora di far pagare il prezzo di questi reati ai facinorosi appoggiati dalla sinistra.
Chi vuole studiare é ormai ostaggio di pochi soggetti che non devono avere alcuno spazio nella società civile.