
Mi ha colpito una sentenza su un dirigente di banca, licenziato per due volte in modo illegittimo, poi reintegrato ma messo a non fare niente. Gli sono stati riconosciuti 500mila euro di danni. Interessante perché non c’è stata nessuna persecuzione o vessazione o mobbing, alcuni ci andrebbero a nozze, prendere lo stesso stipendio e non lavorare, lui no, e probabilmente amava fare il suo lavoro, non solo per essere pagato ma anche per esserne appagato.
In questa sentenza c’è non solo, come dice il suo avvocato, il riconoscimento della «professionalità del lavoratore», ma anche la necessità di quella professionalità. Per carità, se il lavoro che fai ti mortifica e lavori solo per sopravvivere è un altro discorso, e non tutti riescono a fare quello che desiderano, e altri non riescono neppure a trovare un lavoro che non desiderano. Ma se il tuo lavoro ti appaga, non è solo una questione di soldi.
Idem per imprenditori multimiliardari di cui molti non capiscono perché continuino a lavorare anziché passare la vita in un’eterna vacanza: probabilmente si annoierebbero, e senza il proprio lavoro si sentirebbero inutili. Dolce far niente, dipende. Insomma: risarcito per essere stato costretto a non fare nulla è bellissimo.
No........e' il primo scrupolo della banca.........usare i soldi dei clienti come sempre.
No........e' il primo scrupolo della banca.........usare i soldi dei clienti come sempre.