Roma, bimbo morto in metro. Tre le persone sotto indagine

Fiori e candele davanti alla stazione, riaperta questa mattina. All'ingresso una piccola folla silenziosa

Roma, bimbo morto in metro. Tre le persone sotto indagine

"Riposa in pace piccolo angelo", si legge su un foglietto che qualcuno ha lasciato davanti alla stazione romana di Furio Camillo, dove ieri ha perso la vita Marco. Il bimbo di 4 anni è precipitato nel buio del vano ascensore nel corso di una procedura di "trasbordo" di pesone messa in atto dopo che l'elevatore su cui era salito con la madre si è bloccato.

Fiori e candelle tutto intorno. Girasoli e rose bianche. È un via vai continuo di persone incredule per l'assurda fine del piccolo. Una piccola folla è raccolta in silenzio, come se pregasse, davanti alla stazione che oggi è stata riaperta. Alcuni scuotono la testa pensando ai genitori altri invece si lasciano andare a sfoghi.

Intanto la procura capitolina ha aperto un'indagine e ha affidato ai carabinieri gli accertamenti. In tre sono stati denunciati, a vario titolo, per omicidio colposo. Si tratta di un addetto Atac e di due vigilantes in servizio ieri alla stazione della metropolitana. E continua a lavorare pure la commissione di inchiesta interna di Atac, nominata per accertare la dinamica dei fatti.

Ancora sotto choc, i denunciati hanno riferito che il loro gesto era solo "un tentativo di salvare" la mamma col bambino rimasti intrappolati.

La tragedia che si è consumata è troppo grande da accettare. Il piccolo ha fatto un volo nel vuoto di quasi venti metri davanti agli occhi attoniti della madre, una donna di una quarantina di anni, originaria di Latina."Me lo sono visto scivolare dalle mani - avrebbe detto sotto choc Francesca Giudice -. Perchè proprio a me?". "Un errore umano", ha affermato ieri l'assessore alla Mobilità Guido Improta, "un eccesso di generosità che si è trasformato in tragedia".

Da una prima ricostruzione sembra sia accaduto tutto nel giro di pochi istanti. Marco era rimasto bloccato in ascensore con la mamma in un pomeriggio rovente. Il caldo, il buio, la paura. La donna ha suonato più volte l'allarme. Una, due, tre volte. L'hanno sentita dal gabbiotto all'ingresso e hanno deciso di intervenire. Una manovra azzardata, "non codificata", ha detto ieri l'assessore.

Così l'ascensore è stato affiancato da uno gemello e ad entrambi sono stati rimossi i pannelli laterali. Tra i due elevatori uno spazio di quaranta centimetri. Forse troppo grande per un bimbo di 4 anni che, dopo quei lunghi attimi di buio, era contento di vedere la luce. Ha lasciato la mano della madre, che intanto lo aveva fatto scendere dal passeggino. Un passetto e il salto nel vuoto. Lo schianto al suolo lo ha ucciso sul colpo.

È successo tutto in un attimo. Le urla, i pianti. L'addetto dell'Atac è svenuto. La madre del piccolo è rimasta dentro un gabbiotto vicino all'ascensore, sotto choc. Il momento più doloroso - hanno riferito i presenti - è stato quando ha compreso che stavano portando via il corpo del figlioletto: a quel punto ha capito che era davvero finita e si è abbandonata alla disperazione.

A starle vicino durante quelle interminabili ore nella stazione sono stati alcuni psicologi del Comune di Roma e il sindaco Ignazio Marino che si è intrattenuto a lungo nei sotterranei della metropolitana, chiusa al pubblico. In un secondo momento è arrivato il compagno di Francesca e padre del bambino, Giovanni. Occhi rossi e casco in mano. Più grande d'età della donna, pare avesse perso da poco il lavoro in una libreria.

I due, che abitano nella zona vicino alla fermata di Furio Camillo, hanno abbandonato la stazione lontano dalle telecamere dopo che il corpo del bambino è stato portato via.

Il dramma ha sconvolto tutti: dal sindaco, che ha parlato di "una tragedia per tutta Roma" e ha deciso per il lutto cittadino, ai soccorritori. Anche i vigili del fuoco che si sono calati nella tromba dell'ascensore quando sono risaliti avevano gli occhi pieni di lacrime.

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