Commercialisti in piazza: "Vogliamo un fisco semplice"

Una protesta di piazza dei commercialisti per chiedere un fisco più semplice non l’avrebbe immaginata nemmeno la trama de “I tartassati” con Totò e Peppino De Filippo

Commercialisti in piazza: "Vogliamo un fisco semplice"

Una protesta di piazza dei commercialisti per chiedere un fisco più semplice non l’avrebbe immaginata nemmeno la trama de “I tartassati” con Totò e Peppino De Filippo. Ma la manifestazione delle “tute blu del modello unico” in piazza Santi Apostoli a Roma non è una pagina di commedia all’italiana, ma il frutto delle contraddizioni della giungla normativa. Chiara Colella, classe 1972, napoletana, ha vent’anni di abilitazione e 8 di albo operativo, cioè di esperienza sul campo. Anche lei è andata in piazza Santi Apostoli come cinquemila suoi colleghi provenienti da tutta Italia.

All’inizio non vi sembrava strano trovarvi in piazza a protestare?

“Sinceramente sì. Mi sembrava di essere tornata ai tempi dell’università o della scuola. Ma c’è stata e c’è una speranza di poter migliorare il rapporto tra fisco e contribuente”.

Perché ha scelto questo lavoro, dottoressa commercialista ed esperta contabile?

“Quando ho iniziato, il commercialista era un consulente fondamentale per lo sviluppo delle partite IVA, liberi professionisti e imprese”.

Perché, oggi non è più così?

“Siamo diventati dei compilatori telematici di modelli spesso astrusi e complessi. Ben quattro invii trimestrali sia per l’IVA che per lo spesometro. Praticamente sono otto adempimenti telematici all’anno”.

Non servono a combattere l’evasione fiscale?

“Ma quando mai! Così si stroncano ulteriormente le partite IVA, che già corrono rischi legati al mercato. Il nodo vero è che ogni 100 euro fatturate 64 non vanno a finire nella tasca del beneficiario della fattura. E in Italia perdiamo 240 ore lavorative all’anno per adempimenti fiscali, contro le 164 dell’area UE”.

Più adempimenti non significano più lavoro per i commercialisti e quindi più soldi?

“I nostri clienti li conosciamo tutti, lo studio del commercialista è un riferimento per una comunità di contribuenti, spesso in difficoltà. Pagamenti arretrati, mancate emissioni di fatture, il ciclo economico tra creditori e debitori spesso inceppato. Come facciamo a chiedere altri soldi?”

Ma i commercialisti non sono anche quelli che dovrebbero farmi pagare meno tasse?

“Ah, ah, ah! No, i commercialisti servono a pagare le tasse che si devono pagare e, ripeto, dovrebbero servire a far sviluppare professionisti e imprese che sono i soggetti che creano posti di lavoro. Non essere i burocrati del fisco”.

Insomma il vaso è colmo…

"Altrochè, l’acqua è già fuoriuscita! Com’è possibile muoversi tra IVA, Irpef, Ires, IMU, TASI, TARI, addizionali ciascuna con una sua normativa che cambia di anno in anno? E poi come si sopravvive a un calendario fiscale con gli ingorghi di luglio e novembre?”.

Come vi siete lasciati tra voi in piazza Santi Apostoli?

“Non con un arrivederci e grazie. Ora bisognerà capire quali iniziative assumere per tutelare al meglio i nostri clienti”

Si parla di uno sciopero degli invii telematici a fine febbraio 2017…

“Un’iniziativa forte. Bisognerà discuterne nelle prossime settimane.

Ora scappo che mi aspettano alcuni clienti dello studio!” Italia, anno ottavo della crisi. Il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo riveduto e corretto: la donna in mano non ha un bambino, ma un F24 per il pagamento delle imposte…

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