L'Opec taglia la produzione di petrolio

Da maggio via un milione di barili al giorno fino alla fine dell'anno

L'Opec taglia la produzione di petrolio

Mossa a sorpresa dell'Opec+ che ha annunciato un taglio della produzione di petrolio a partire dal mese di maggio per tutto il 2023 di un milione di barili al giorno. L'organizzazione è composta da 14 Paesi del mondo: fondata nel 1960 da Arabia Saudita, Venezuela, Iraq, Iran e Kuwait, è oggi partecipata anche da Libia, Emirati Arabi Uniti, Algeria, Nigeria, Ecuador, Gabon, Angola, Guinea Equatoriale e Repubblica del Congo. E dal 2016 si è allargata ad altri 10 produttori, tra i quali anche la Russia.

La notizia della riduzione della produzione di Opec+ è arrivata a breve distanza da quella del taglio più massiccio tra i Paesi che aderiscono all'organizzazione allargata dei maggiori produttori di petrolio mondiale, quello di mezzo milione di barili che sarà effettuato dalla sola Arabia saudita. In dettaglio poi, gli Emirati Arabi Uniti ridurranno la produzione di 144mila barili, il Kuwait di 128mila. L'Iraq, da solo contribuirà con un taglio di 211 mila barili, il Kazakistan di 78mila, l'Algeria di 48 mila barili al giorno e l'Oman di 40 mila barili. La Russia dal canto suo prolungherà il taglio della produzione, sempre di 500 mila barili al giorno, che già aveva previsto e comunicato, da marzo a giugno, per tutto il 2023.

L'iniziativa dell'organizzazione arriva inattesa dopo le ultime affermazioni sull'intento di mantenere stabile la produzione. Il prossimo appuntamento ufficiale del cartello è in calendario a giugno ma, d'altronde, il gruppo di riserva ha la possibilità di incontrarsi in qualsiasi momento e di prendere decisioni e nella giornata di oggi è atteso un incontro.

Annunciando il taglio da mezzo milione di barili il ministro saudita dell'Energia ha sottolineato che si tratta «di una misura precauzionale per salvaguardare la stabilità del mercato del petrolio». I prezzi del greggio erano fortemente scesi a marzo sui timori delle crisi bancarie, con i futures che a Londra, ricorda Bloomberg, avevano toccato il minimo da 15 mesi, vicino ai 70 dollari.

La discesa dei prezzi aveva fatto ipotizzare una mossa dell'Arabia Saudita che poi sembrava essere rientrata, grazie al recupero del mercato dei primi giorni di aprile che sono arrivati a quasi 80 dollari al barile. Così però non è stato.

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