È vietato criticare la Azzolina. ​Così il preside è finito sotto inchiesta

Il sindaco di Vo' è finito sotto procedimento disciplinare per aver contestato Lucia Azzolina sulla gestione della scuola in questi mesi

È vietato criticare la Azzolina. ​Così il preside è finito sotto inchiesta

Il preside di Vo', uno dei paesi simbolo della prima ondata, in questi mesi è spesso stato critico con il ministro dell'Istruzione Lucia Azzolina. Ha vissuto sul campo, in uno degli epicentri dell'ondata epidemica di febbraio, le difficoltà della didattica rivoluzionata. Ne conosce tutte le complicazioni e le sfaccettature più dure. Tutto questo l'ha portato a sfogarsi sui social in più di una occasione ma un suo post condiviso su Facebook è stato fatto oggetto di un'istruttoria disciplinare.

A iniziare il procedimento è stato il Dipartimento Istruzione del ministero con una doppia segnalazione, che ha fatto partire una dura lettera di richiamo da parte di Mirella Nappa, responsabile dell'Ufficio procedimenti disciplinari di Venezia, che ha di fatto aperto il procedimento sanzionatorio. La colpa principale di Alfonso D'Ambrosio è quella di aver scritto, riferendosi alla ministra Lucia Azzolina, che è "una che ci crede, ma è debole". D'Ambrosio è a capo dell'Istituto comprensivo di Lozzo Atestino, Cinto Euganeo e Vo' da poco più di un anno. Era il 2019 quando ha preso servizio. È giovane e con tanta buona volontà, vorrebbe dare suo contributo al miglioramento dell'istituzione scolastica lavorando in prima linea e lo dimostrano i riconoscimenti ricevuti nel corso degli anni, come quello per docente innovatore italiano nel 2016.

Per seguire la sua vocazione ha lasciato la Campania e si è trasferito in Veneto, avendo superato lo stesso concorso per dirigenti scolastici vinto da Lucia Azzolina. Durante la prima ondata ha lavorato sodo per far sentire il meno possibile ai bambini, ai ragazzi e ai loro genitori il peso di quanto stava accadendo. A settembre ha voluto riaprire la scuola in sicurezza ma da ottobre, quando la scuola ha mostrato tutte le sue inadeguatezze, non colmate durante l'estate, i suoi post su Facebook sono stati uno sfogo profondo, mai arrogante o aggressivo. Le critiche mosse da Alfonso D'ambrosio sono sempre state esposte in maniera civile. Ha contestato i numeri dei contagi nele scuole, decontestualizzati, comunicati dal ministro Lucia Azzolina. Ha criticato l'incontro di ottobre con una rappresentativa di presidi, scelti senza un apparente logica. "Esprimo perplessità su come vengono scelti questi dirigenti scolastici. Chi si ascolta? Gli amici?", aveva scritto D'Ambrosio.

Da ottobre a dicembre, il preside ha detto la sua in modo critico su molte delle decisioni intraprese dal governo, dai banchi a rotelle alla comunicazione confusionaria sull'apertura e chiusura delle scuole, che ha mandato in tilt l'organizzazione degli istituti. Come riporta Repubblica, a fronte di quei 16 post, Alfonso D'Ambrosio ha ricevuto una lettera di 6 pagine con accuse precise: "Nei confronti dell'Amministrazione cui lei appartiene ha compiuto, in maniera reiterata e con carattere di particolare gravità, atti non conformi alle proprie responsabilità, ai doveri e alla correttezza inerenti alla funzione". In particolare, al preside sono stati contestati: violazione dei principi di leale collaborazione; violazione del Codice di comportamento dei pubblici dipendenti; violazione dell'articolo 26 del Contratto di lavoro. Per uno come D'Ambrosio, per il quale l'insegnamento e la scuola sono una vocazione più che un lavoro, questo è stato un colpo basso. Per questo motivo ha preso carta e penna e scritto a Lucia Azzolina: "Ho dedicato la mia vita a costruire una scuola che sia a misura di bambino, basata sulle buone relazioni, sul benessere. Ho sempre dato tanto. Non si contano le ore insonni, il tempo perso, persino i soldi spesi per comprare strumenti agli alunni che ne hanno bisogno. Questa contestazione è una pietra enorme sulla mia vita. Ho sempre cercato di portare avanti il dialogo, anche sulla mia pagina social e lo faccio senza offendere mai nessuno".

Il preside non ci sta a venir contestato per qualcosa che esula il suo lavoro, qualcosa che non ritiene di aver fatto: "Cara ministra, io nella scuola ci credo e ho sempre portato rispetto per i miei superiori. Ma, mi permetta, considero questo gesto un atto vile, un attacco alla libertà di espressione. Volete la morte di un uomo? Ci siete riusciti. Il mio numero lo ha, e per questo mi appello alla sua clemenza".

Sulla questione è intervenuto anche Matteo Salvini con un tweet: "Un preside sotto inchiesta disciplinare in Veneto per aver criticato, in modo civile, l'operato del ministro Azzolina (la cui penosa gestione è per altro sotto gli occhi di tutti). Siamo arrivati alla repressione del dissenso? Tutta la mia solidarietà."

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