Le Ong adesso tifano per i giudici di Palermo: può arrivare il liberi tutti

Oggi sentenza del Tar sul fermo della "Sea Watch 4". Si rischia un pericoloso precedente

Le Ong adesso tifano per i giudici di Palermo: può arrivare il liberi tutti

«Se verrà sospeso il fermo della Sea watch 4 non ci sarà più un freno alla flotta delle Ong» ammette con il Giornale una fonte qualificata sul fronte dell'immigrazione.

Oggi la terza sezione del Tar Sicilia-Palermo si riunisce alle 9 per decidere se dare il via libera all'ammiraglia dei talebani dell'accoglienza tedeschi sotto sequestro da settembre per diverse irregolarità riscontrate dalla Guardia costiera. Una decisione favorevole alla Sea watch 4, che forse potrebbe slittare a domani, sarebbe un precedente da «liberi tutti», che permetterebbe alle navi delle Ong di operare come vogliono in barba ai controlli e alle certificazioni.

E l'impostazione del Tribunale amministrativo di Palermo sembra già chiara leggendo l'ordinanza che chiama in causa sulla vicenda la Corte di giustizia europea. Una possibile mazzata finale sul tentativo, con controlli accurati e fermi delle navi, di tamponare l'attivismo della flotta di Ong. Lo stesso Tar sostiene rivolgendosi alla Corte europea che le navi come la Sea Watch 4, non essendo impegnata in attività commerciali, «non dovrebbe () rientrare nell'ambito di applicazione del port State control», in pratica le ispezioni della Guardia costiera. E ancora l'Italia, quale Stato di approdo, non avrebbe «il potere di verificare quale sia in concreto l'attività effettivamente svolta da parte della nave (se batte bandiera di uno stato Ue, nda), () e il possesso () delle certificazioni di sicurezza, degli equipaggiamenti e, in generale, dei requisiti di sicurezza».

Se queste sono le premesse la sentenza rischia di essere a favore della Sea watch 4 annullando il fermo amministrativo e permettendo alla nave ammiraglia di continuare a fare la spola nel Mediterraneo per sbarcare migranti in Italia. La Ong tedesca ha assoldato uno studio legale di Genova super specializzato. Fra le varie richieste ventilate dagli avvocati anche quella di danno economico nei confronti dello Stato italiano perché la nave è ferma da mesi. Però non si tratta di un'unità commerciale e il soccorso dei migranti non dovrebbe essere un business.

Il vero nodo del contendere sono le contestazioni sulla sicurezza della Guardia costiera che permettono il fermo. Prima fra tutte il punto cruciale che le navi delle Ong non sono adibite al soccorso sistematico, di fatto il loro usuale modo di operare in mare pubblicizzato sui social. Non è un caso che Sea watch 3 e 4 oltre all'Alan Kurdi, pure in stato di fermo, battano bandiera tedesca. La Germania non pretende, come ha fatto la Spagna con Open arms, che le navi da «carico» delle Ong debbano essere certificate per il servizio di ricerca e soccorso.

Per di più non sono in regola sia come sovra numero di migranti imbarcati, dotazioni di salvataggio non pronte all'uso ed equipaggi poco preparati in situazione di emergenza. In pratica le navi delle Ong non avrebbero qualifiche e certificazioni per operare, come stanno facendo, al largo della Libia. Per questo finiscono sotto sequestro. Le principali irregolarità riscontrate a bordo di Sea watch 4, sono l'impossibilità di utilizzare in piena sicurezza le zattere di salvataggio, la mancanza delle procedure da seguire in caso di emergenza e la scarsa conoscenza dell'equipaggio dei dispositivi antincendio.

Se il Tar cancellasse il fermo, Sea watch 4 e tutte le navi delle Ong potranno operare salvataggi in maniera «auto certificati»

senza rispettare le regole di sicurezza che la Guardia costiera cerca di far rispettare con le ispezioni. Precedente per un «liberi tutti» in vista dell'ondata di partenze dalla Libia, che si sta prospettando all'orizzonte.

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