Il vizio ideologico di punire le intenzioni

La condanna inflitta dal Giudice del Lavoro a Elisabetta Franchi, amministratrice della Betty Blue SpA, è un segnale preoccupante

Il vizio ideologico di punire le intenzioni
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La condanna inflitta dal Giudice del Lavoro a Elisabetta Franchi, amministratrice della Betty Blue SpA, è un segnale preoccupante. Per avere una condanna in sede civile è necessario, a questo punto sarebbe necessario, l'accertamento di un danno causato da un fatto illecito. In questo caso, l'illecito è stato rinvenuto nel «carattere discriminatorio» di frasi pronunciate dalla signora nel corso di un evento pubblico, che non erano indirizzate verso uno o più soggetti identificabili che avrebbero subito un danno, ma semplici esternazioni di opinioni, di motivazioni alla base delle politiche di selezione del personale da assumere: donne sì ma dopo i quarant'anni, così da non incorrere in matrimoni, gravidanze e separazioni e poter dunque beneficiare della massima disponibilità della persona, anche h24. Premettiamo subito che questa politica può non essere condivisa. Io non la condivido, sia perché eticamente sgradevole e sia perché l'azienda riceve di più da lavoratori/lavoratrici con un work-life balance. Diciamo anche che la discriminazione sul posto di lavoro in base all'età è vietata, però qui non si tratta di dipendenti ma al massimo di una politica che riguarda tutte le donne che non sarebbero state selezionate perché giovani. Insomma, la condanna non è intervenuta su atti commessi ma su dichiarazioni rilasciate in pubblico, sull'esternazione di un pensiero, indicativo di una pratica sì, ma senza che tale pratica sia né possa essere dimostrata. L'interpretazione del principio di «non discriminazione» pare esteso ben oltre ogni limite: qui si entra nella filosofia di una libera impresa. Difficile non riconoscere il solito pregiudizio imperante sul tema delle donne sul lavoro, alimentato anche recentemente proprio da Eurostat secondo cui ci sarebbe nella Ue un gap retributivo del 35% a sfavore delle donne. Questa statistica, diffusa senza una chiave di lettura, porterebbe a concludere che tra due lavoratori, uno maschio e una femmina, che fanno lo stesso lavoro, nella stessa azienda, nella stessa città, con lo stesso orario di lavoro, con la stessa anzianità di servizio e con le stesse responsabilità ci sarebbe una differenza di retribuzione per cui la donna guadagna il 35% in meno in media Ue, che diventa il 45% in meno in Italia e il 25% in meno in Svezia e in Norvegia. Non solo. Questi sono valori medi: alcune donne guadagnerebbero di più ma altre ancora meno. Ma dove? Ma quando? Ma come, con i contratti collettivi nazionali? Vorrei vedere due buste paga, solo due. La verità è che questa statistica è diffusa per finalità ideologiche. La verità, che tutti conosciamo, è che tante donne fanno lavori diversi dagli uomini. Se sommiamo tutte le retribuzioni e dividiamo per il numero delle donne, esce una retribuzione media. Facendo la stessa operazione con gli uomini viene un numero superiore. Dal confronto emergono le percentuali. Questo autorizza a chiedersi perché le donne in media facciano lavori diversi dagli uomini? Assolutamente sì. Ma autorizza anche a concludere che una persona venga pagata meno perché è donna? Assolutamente no.

Infine, si può negare che un gender gap retributivo possa esistere e magari esiste, in certe aziende, in certe zone, per certi lavori? Certamente no, ma non nelle dimensioni rappresentate dalla statistica.

Tornando al caso iniziale, credo che spesso nella pretesa di disponibilità h24 si celi un'incapacità del management a programmare e gestire i picchi di lavoro.

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Avatar di jonny$xx jonny$xx
7 Giu 2024 - 15:05
Diventa sempre più difficile dare del lavoro e assumere, un privato deve essere libero di assumere chi vuole visto che lo stipendia, ma questo a quelli che percepiscono lo stipendio fisso non importa mica vanno loro a capitomboli se l'impenditrice è costretta ad assumere anche dei sfaticati e nulla facenti
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Avatar di cgf cgf
7 Giu 2024 - 10:45
chi si occupa di moda sa benissimo che potrebbero esserci periodi con straordinari alternati da altri periodi in cui si fatica arrivare a sera perché hai nulla da fare. Spesso col pronto un prodotto in vetrina solo una settimana prima non esisteva nemmeno il disegno, quando viene dato l’ok bisogna correre per consegnare, spesso le materie prime sono pregiate e già pagate, prima consegni e prima incassi, la banca non aspetta molto.

C’entra nulla l’incapacità del management a programmare e gestire i picchi di lavoro.
Avatar di bruco52 bruco52
7 Giu 2024 - 11:02
Che la signora in questione non sia un esempio da seguire non c'è dubbio, non servita da illuminata lungimiranza, quasi quasi verrebbe da dire una signora patriarcale. Allo stesso tempo il giudice che ha emesso la sentenza rileva tutto il suo furore ideologico contro i "padroni"; condannare qualcuno soltanto perché esprime un pensiero, condivisibile o no, è la stessa cosa del "non poteva non sapere...", applicato ai nemici e mai agli amici.
Avatar di bobthewolf bobthewolf
7 Giu 2024 - 11:16
Consiglio per i datori di lavoro : vista la piega che ha preso la magistratura,fate richieste di personale senza specificare né età, né sesso, né gender,ne colore. Dopodiché quelli che non son ritenuti idonei,dite loro solo " le faremo sapere,buongiorno" .

È vero che avrete più lavoro per selezionare le figure ideali per voi,ma avrete meno rogne con la magistratura.

Salud
Avatar di DutchGemini DutchGemini
7 Giu 2024 - 11:28
Le dichiarazioni della Signora e i fatti danno ragione alla condanna, non potendo secondo le normative discriminare per genere o per età, che in questo caso è verificato. Poi uno è libero di assumere anche giudicando la lunghezza del naso del candidato, ma non può essere un criterio oggettivo e esplicito per la candidatura.
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Avatar di GPeppe181 GPeppe181
7 Giu 2024 - 13:20
@DutchGemini Quindi iniziamo con i processi alle idee e alle intenzioni? Bene... e poi si lamentano della destra..
Avatar di cgf cgf
7 Giu 2024 - 13:35
@DutchGemini intende dire che ci sia un caso documentato in cui una discriminazione è avvenuta? Chiedo perché mi sfugge
Avatar di cecco61 cecco61
7 Giu 2024 - 12:28
Condanna assurda tanto quanto i commenti di chi la difende. In un Paese civile, un privato deve poter assumere chi vuole, indipendentemente da meritocrazia, quote rosa ecc. ecc.

A questo punto condanniamo tutti coloro che hanno rapporti di amicizia e/o parentela con i loro dipendenti essendo evidente che la scelta è stata discriminatoria e non certo dettata da oggettivi criteri di merito e capacità.
Avatar di abraxasso abraxasso
7 Giu 2024 - 13:08
A proposito di salari femminili e maschili. La parità di salario si raggiunge anche abbassando i salari degli uomini fino al livello di quelli delle donne. A parità così raggiunta, le donne dovrebbero essere più che contente. Tanto, quello che conta è il principio, o sbaglio? Vedrete se gli imprenditori non faranno così, forti anche della possibilità di utilizzare il salario minimo per tutti. "Caro dipendente, c'è una impiegata che fa il tuo stesso lavoro e prende meno di te. Da oggi il tuo stipendio è uguale a quello della tua collega". Credete che sia fantascienza? Poveri illusi.
Avatar di jonny$xx jonny$xx
7 Giu 2024 - 15:05
Diventa sempre più difficile dare del lavoro e assumere, un privato deve essere libero di assumere chi vuole visto che lo stipendia, ma questo a quelli che percepiscono lo stipendio fisso non importa mica vanno loro a capitomboli se l'impenditrice è costretta ad assumere anche dei sfaticati e nulla facenti
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